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La prelazione ereditaria e il retratto successorio

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Un'analisi del retratto successorio e della prelazione ereditaria, ex art. 732 c.c., alla luce dei più recenti insegnamenti dottrinali e giurisprudenziali
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Dott.ri Carlo Casini e Matteo Tiberi - Il retratto successorio e la prelazione ereditaria sono disciplinati dall'art. 732 c.c., il quale stabilisce che: "Il coerede che vuole alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall'ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali".

L'articolo in esame, affronta scientificamente gli istituti della prelazione ereditaria e del retratto successorio.

  1. Cos'è la prelazione ereditaria
  2. Prelazione volontaria e prelazione ereditaria: le differenze
  3. Prelazione ereditaria per atti a titolo oneroso
  4. In cosa consiste il retratto successorio

Cos'è la prelazione ereditaria

La prelazione ereditaria consiste nel diritto riconosciuto ai coeredi di essere preferiti rispetto ai terzi acquirenti, nell'ipotesi in cui un coerede intende vendere la sua quota ereditaria o parte di essa ad un terzo estraneo alla comunione.

Infatti, in tale ipotesi, il coerede che vuole vendere la propria quota è tenuto a notificare agli altri coeredi la proposta di alienazione indicandone il prezzo. Una volta notificata la c.d. denuntiatio della vendita, che secondo la giurisprudenza di legittimità assume gli estremi di una vera e propria proposta contrattuale, così come delineata dall'art. 1326 c.c. (Cass., Sez. II, 27 novembre 2006, n. 25041), gli altri coeredi sono legittimati ad esercitare tale diritto di prelazione entro il termine di 2 mesi dall'ultima delle notificazioni (a pena di decadenza). Qualora non venga rispettata tale formalità legata alla "procedura di prelazione" il coerede leso potrà esperire il rimedio del retratto successorio e dunque, da ciò si evince il collegamento funzionale tra i due istituti.

La prelazione ereditaria si applica solo alla comunione ereditaria, pertanto, non sono compatibili con la disciplina della prelazione ereditaria altri tipi di comunione previsti dal nostro ordinamento quali, ad esempio, la comunione nascente da atto tra vivi o la comunione legale.

Prelazione volontaria e prelazione ereditaria: le differenze

Il maggior elemento di diversificazione tra la prelazione volontaria e la disciplina di quella ereditaria si riscontra sul piano della tutela accordata, che si articola nella prelazione volontaria non attraverso il diritto al riscatto della quota (come nel caso della prelazione ereditaria) ma bensì nel mero risarcimento del danno.

La ratio di una tale divergenza è rintracciabile nella volontà del Legislatore di voler tutelare, tra i possibili acquirenti, uno dei coeredi attraverso il diritto di prelazione e il diritto di riscatto, proprio con quest'ultimo, al coerede viene attribuito un diritto potestativo di escludere il terzo acquirente attraverso il pagamento del corrispettivo dallo stesso già versato per l'acquisto.

Prelazione ereditaria per atti a titolo oneroso

E' opinione dominante in dottrina che la prelazione ereditaria spetta solo per gli atti a titolo oneroso.

Pertanto, non saranno ricompresi nella disciplina della prelazione ereditaria non solo gli atti a titolo gratuito, ma anche quelli dove manchi il corrispettivo in denaro, come nel caso della permuta.

Quanto alle modalità con cui esercitare il diritto di prelazione, a norma dell'art. 732 c.c. il diritto deve essere fatto valere nel termine di due mesi dalla notifica della proposta di alienazione. I mezzi idonei per notificare tale proposta sono sia la raccomandata con ricevuta di ritorno sia la pec.

In cosa consiste il retratto successorio

In particolare, l'istituto del retratto successorio consente al coerede leso di riscattare la quota alienata surrogandosi così al terzo acquirente. Tuttavia, uno dei presupposti indispensabili ai fini dell'esercizio del diritto di riscatto è la permanenza della comunione ereditaria, infatti qualora sia intervenuta nel frattempo la divisione ereditaria il rimedio del retratto successorio, non sarebbe più a disposizione dell'erede leso.

Il diritto di riscatto esercitato dal coerede, comporta il suo subentro ab origine nella posizione giuridica del terzo acquirente, giacchè non è necessario un secondo atto per il trasferimento della quota ereditaria. Pertanto, l'esercizio del diritto di riscatto da parte del coerede leso ha efficacia ex tunc, ossia con effetti retroattivi.

In mancanza di accettazione della proposta, per mezzo di atto notarile e nel termine dei due mesi suddetto, la vendita effettuata a vantaggio di un terzo acquirente diverrà dunque valida ed efficace.

In caso contrario, i coeredi diverranno titolari della quota così alienata alle medesime condizioni ed al medesimo prezzo pattuiti con il terzo estromesso.

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Dott. Carlo Casini - profilo e articoli
Studio Legale Pontecorvo Via Asiago, 9 - Roma (RO) CAP 00195
PEC: dott.carlo.casini@pec.it - Cell. 3394136531
Mail: Vonevil@email.it
(20/09/2019 - DottoreCarlo Casini) Foto: 123rf.com
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