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Negozi chiusi nei festivi, le Regioni dicono no

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La delegazione della Conferenza delle regioni, nel corso dell'audizione della Commissione attività produttive della Camera, ha espresso parere negativo alla chiusura dei negozi nei giorni festivi per questioni di natura tecnica e giuridica
negozi di un centro commerciale

di Gabriella Lax - Sulla chiusura dei negozi nei giorni festivi arriva un secco "no" da parte delle Regioni. La delegazione della Conferenza delle regioni, nel corso dell'audizione della Commissione attività produttive della Camera sul disegno di legge, ha espresso parere negativo per questioni di natura tecnica e giuridica.

  1. Negozi aperti nei giorni festivi, cosa recita la normativa attuale
  2. Negozi chiusi nei festivi, c'è il "no" delle Regioni
  3. Negozi chiusi nei festivi, le tre obiezioni presentate dalle Regioni

Negozi aperti nei giorni festivi, cosa recita la normativa attuale

La proposta di legge stabilisce la possibilità di tenere le serrande alzate per 26 domeniche l'anno, ovvero la metà di quelle presenti in calendario. Mentre per le festività l'apertura è consentita per 4 delle 12 ricorrenze totali (leggi Negozi aperti 26 domeniche all'anno e anche 1° maggio: è polemica sui negozi aperti). Esistono però alcune eccezioni, a partire dai centri storici, che saranno esentati da questi vincoli. E ancora, le zone turistiche, le località di montagna potranno concentrare le 26 domeniche nei mesi invernali, mentre quelle balneari le sfrutteranno nelle settimane estive; nei comuni fino a 10mila abitanti potranno restare aperti i negozi fino a 150 metri quadrati, mentre oltre i 10mila abitanti la soglia massima salirà a 250 metri quadrati. Gli alberghi rientrano nell'elenco delle attività non sottoposte a vincoli di chiusura.

Negozi chiusi nei festivi, c'è il "no" delle Regioni

Secondo la Conferenza delle Regioni si tratterebbe di un clamoroso dietro front rispetto al processo di liberalizzazione che nel nostro Paese è partito nel 2006. Inoltre, ci sarebbero serie difficoltà ad effettuare controlli sul rispetto delle restrizioni per il commercio elettronico. A parere dei rappresentanti delle Regioni, imporre limitazioni al commercio fisico senza imporle anche a quello online è una pratica scorretta. Attualmente le aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali sono calendarizzate dai comuni in base a accordi con il commercio locale. Con la legge questo tipo di attività viene demandata alle Regioni, con il rischio concreto di scontentare la gran parte dei Comuni e delle attività commerciali.

Negozi chiusi nei festivi, le tre obiezioni presentate dalle Regioni

Sono tre, e di diversa natura le obiezioni, rappresentate per le Regioni da Gian Paolo Manzella (assessore della Regione Lazio) e Philipp Achammer (assessore della Provincia autonoma di Bolzano) e riportate da Italia Oggi. «Una cosa - chiariscono preliminarmente - sono gli orari di vendita, altra gli orari di lavoro degli addetti, che non sono regolati dalle leggi del commercio, ma dalla contrattazione, come confermano anche da sentenze della Corte Costituzionale». In secondo luogo, la prevista abrogazione di un articolo della normativa in vigore (articolo 31, comma 2, del decreto legge 201/2011) fa venir meno il principio in cui si garantisce la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli. Si tratterebbe di « una abrogazione che mina in radice il sistema della liberalizzazione, compreso il divieto di porre limiti quantitativi all'insediamento delle attività». Ultimo punto, ma non meno importante è quello del commercio on-line, rispetto al quale risulterebbe quanto meno complicato il sistema di controllo. Nel caso in cui la stessa disciplina vincolistica non si applicasse alle forme speciali di vendita, non si comprende perché non ci si dovrebbe preoccupare dei turni di lavoro del personale addetto alle attività di logistica connesse al commercio elettronico.

(12/05/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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