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Ddl Salva mare: cosa prevede

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Approvato dalla Camera e ora all'esame del Senato il ddl Salva Mare, promosso dal ministro Costa, che consentirà di riportare a terra i rifiuti accidentalmente raccolti in mare. Le novità e il testo
rifiuti di plastica in mare
di Lucia Izzo - Un passo importante nella lotta all'inquinamento dei mari è stato compiuto dal Consiglio dei Ministri che, nella seduta del 4 aprile 2019, ha approvato, su proposta del Ministro dell'ambiente Sergio Costa, il disegno di legge Salva mare che introduce disposizioni per la promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l'economia circolare.

Il d.d.l., approdato in Parlamento, ha ottenuto il via libera da parte della Camera dei Deputati che si è espressa con 242 sì e 139 astenuti (nessun voto contrario). Il testo (sotto allegato) è ora al vaglio del Senato.
  1. Ddl Salva mare: cos'è
  2. Guerra alla plastica
  3. Gli "spazzini" del mare
  4. Premi per incentivare i pescatori
  5. Riconoscimento ambientale
  6. Educazione ambientale nelle scuole

Ddl Salva mare: cos'è


Il d.d.l. "Salva mare", recante "Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare", si pone l'obiettivo di contribuire al risanamento dell'ecosistema marino e alla promozione dell'economia circolare, favorire il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati, incentivare campagne volontarie di pulizia del mare e sensibilizzare la collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi nei fiumi e nelle lagune, nonché sulla corretta gestione dei rifiuti medesimi.

Guerra alla plastica



"Quella della plastica in mare - ha dichiarato il ministro Costa - è un'emergenza planetaria, dobbiamo affrontarla adesso, non si può rinviare. L'Italia, che è bagnata per due terzi dal mare, vuole essere leader nella soluzione: appena la Direttiva europea sulla plastica monouso sarà pubblicata, approveremo anche noi la legge per dire stop al monouso".

Costa si è detto "orgoglioso del fatto che la prima legge di iniziativa di questo ministero si proponga di tutelare il mare. Lo dobbiamo anche a tutte quelle specie animali, tartarughe, uccelli marini, balene e delfini che scambiano la plastica per cibo e muoiono per indigestione o soffocamento".

Il passaggio alla Camera ha esteso l'ambito di applicazione del provvedimento, comprendendo non solo i rifiuti gettati in mare, ma anche quelli che infestano laghi, fiumi e lagune.

Gli "spazzini" del mare


Il disegno di legge disciplina la gestione e il riciclo dei rifiuti accidentalmente pescati in mare, a mezzo delle reti durante le operazioni di pesca ovvero con qualunque altro mezzo, e dei rifiuti volontariamente raccolti.

Sinora, a norma di legge, i pescatori che avessero riportato in porto i rifiuti raccolti con le reti assieme ai pesci avrebbe rischiato un'accusa per traffico di rifiuti, essendo questi considerati rifiuti speciali e non rifiuti urbani. Di conseguenza, la plastica e quant'altro fosse stato raccolto sarebbe dovuto essere nuovamente buttato in mare per evitare ogni rischio.

Il provvedimento, invece, equipara i rifiuti accidentalmente pescati a quelli prodotti dalle navi. Sarà il comandante della nave che approda in un porto a conferire "gratuitamente" i rifiuti accidentalmente pescati in mare all'impianto portuale di raccolta oppure, in caso di piccoli porti non commerciali, presso gli impianti portuali di raccolta integrati nel sistema comunale di gestione dei rifiuti.

In sostanza, i pescatori si trasformerebbero in veri e propri "spazzini" del mare, non avendo più ostacoli nel riportare a terra plastica e rifiuti accidentalmente finiti nelle reti.

Ancora, con una modifica all'art. 184, comma 2, del d.lgs. n. 152/2006, vengono qualificati espressamente come rifiuti urbani quelli accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, anche attraverso campagne di pulizia, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune, con conseguente applicazione della normativa in materia.

Premi per incentivare i pescatori


Secondo le stime, il 95% dei rifiuti in mare è rappresentato dalla plastica e nello stomaco del 90% degli uccelli marini ne sono stati rintracciati dei frammenti. L'Italia, inoltre, è tra i paesi che disperdono più plastica in mare nel Mediterraneo, con le sue 90 tonnellate di plastica disperse quotidianamente.

L'impatto economico sul settore pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro, ha ricordato il Ministro Costa, aggiungendo che "se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce".

Non solo il provvedimento consentirebbe ai pescatori di pulire i fondali marini, ma li incoraggerebbe a farlo: un apposito decreto interministeriale, da adottare dopo l'entrata in vigore della legge, si occuperebbe di individuare misure premiali nei confronti del comandante del peschereccio soggetto al rispetto degli obblighi di conferimento.

Tassa sui rifiuti in mare

Per quanto riguarda i costi di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati, il provvedimento prevede di distribuirli sull'intera collettività nazionale, coprendoli con una specifica componente che si aggiungerà alla tassa sui rifiuti o alla tariffa istituita in luogo di essa.

Riconoscimento ambientale



Inoltre, al fine di diffondere modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nell'ecosistema marino e alla loro corretta gestione, si prevede di attribuire agli imprenditori ittici che, nell'esercizio delle proprie attività, utilizzano materiali di ridotto impatto ambientale, partecipano a campagne di pulizia o conferiscono i rifiuti accidentalmente pescati un riconoscimento ambientale attestante l'impegno per il rispetto dell'ambiente e la sostenibilità dell'attività di pesca da essi svolta.

Ancora, il testo prevede che anche i Comuni possano realizzare un sistema incentivante per il rispetto dell'ambiente volto ad attribuire un riconoscimento ai possessori di imbarcazione, non esercenti attività professionale, che recuperano e conferiscono a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati o volontariamente raccolti.

Educazione ambientale nelle scuole

Infine, il d.d.l punta a sensibilizzare anche gli alunni di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, prevedendo che il MIUR promuova la realizzazione di attività volte a rendere gli alunni consapevoli dell'importanza della conservazione dell'ambiente e, in particolare, del mare e delle acque interne, nonché delle corrette modalità di conferimento dei rifiuti, coordinando tali attività con le misure e le iniziative previste, con riferimento alle tematiche ambientali, nell'ambito della legge 92/2019.

Nelle scuole saranno inoltre promosse le corrette pratiche di conferimento dei rifiuti e sul recupero e riuso dei beni e dei prodotti a fine ciclo, anche con riferimento alla riduzione dell'utilizzo della plastica, e sui sistemi di riutilizzo disponibili.


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Scarica pdf D.D.L. Salva Mare
(11/11/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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