Sei in: Home » Articoli

Ddl Salva mare: cosa prevede

Condividi
Seguici

Il Governo dichiara "guerra alla plastica" e approva il ddl Salva mare. Il disegno di legge consentirà di riportare a terra i rifiuti accidentalmente raccolti in mare. Le novità e il testo
rifiuti di plastica in mare
di Lucia Izzo - Un passo importante nella lotta all'inquinamento dei mari è stato compiuto dal Consiglio dei Ministri che, nella seduta del 4 aprile 2019, ha approvato, su proposta del Ministro dell'ambiente Sergio Costa, il disegno di legge Salva mare che introduce disposizioni per la promozione del recupero dei rifiuti in mare e per l'economia circolare.
Il testo (bozza sotto allegata) verrà ora trasmesso alla Conferenza unificata per l'acquisizione del parere di competenza.

  1. Ddl Salva mare: cos'è
  2. Guerra alla plastica
  3. Gli "spazzini" del mare
  4. Premi per incentivare i pescatori
  5. Certificato ambientale imprenditori ittici
  6. Greenpeace su ddl Salva mare: "La montagna ha partorito un topolino"

Ddl Salva mare: cos'è

Il d.d.l. "Salva mare", come si legge nel comunicato stampa diramato da palazzo Chigi, ha l'obiettivo di contribuire al risanamento dell'ecosistema marino e alla promozione dell'economia circolare, favorire il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati, incentivare campagne volontarie di pulizia del mare e sensibilizzare la collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti negli ecosistemi marini e alla corretta gestione degli stessi.

Guerra alla plastica


"Quella della plastica in mare - ha dichiarato il ministro Costa - è un'emergenza planetaria, dobbiamo affrontarla adesso, non si può rinviare. L'Italia, che è bagnata per due terzi dal mare, vuole essere leader nella soluzione: appena la Direttiva europea sulla plastica monouso sarà pubblicata, approveremo anche noi la legge per dire stop al monouso".

Costa si è detto "orgoglioso del fatto che la prima legge di iniziativa di questo ministero si proponga di tutelare il mare. Lo dobbiamo anche a tutte quelle specie animali, tartarughe, uccelli marini, balene e delfini che scambiano la plastica per cibo e muoiono per indigestione o soffocamento".

Gli "spazzini" del mare

Il disegno di legge disciplina la gestione e il riciclo dei rifiuti accidentalmente raccolti in mare, a mezzo delle reti durante le operazioni di pesca ovvero con qualunque altro mezzo, e dei rifiuti volontariamente raccolti.

Sinora, a norma di legge, i pescatori che avessero riportato in porto i rifiuti raccolti con le reti assieme ai pesci avrebbe rischiato un'accusa per traffico di rifiuti, essendo questi considerati rifiuti speciali e non rifiuti urbani. Di conseguenza, la plastica e quant'altro fosse stato raccolto sarebbe dovuto essere nuovamente buttato in mare per evitare ogni rischio.

Il provvedimento andrebbe a equiparare i rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti prodotti dalle navi, consentendo di conferirli in impianti di raccolta nei porti. In sostanza, i pescatori si trasformerebbero in veri e propri "spazzini" del mare, non avendo più ostacoli nel riportare a terra plastica e rifiuti accidentalmente finiti nelle reti.

Premi per incentivare i pescatori

Secondo le stime, il 95% dei rifiuti in mare è rappresentato dalla plastica e nello stomaco del 90% degli uccelli marini ne sono stati rintracciati dei frammenti. L'Italia, inoltre, è tra i paesi che disperdono più plastica in mare nel Mediterraneo, con le sue 90 tonnellate di plastica disperse quotidianamente.

L'impatto economico sul settore pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro, ha ricordato il Ministro Costa, aggiungendo che "se non si cambia rotta, nel 2025 gli oceani conterranno una tonnellata di plastica ogni 3 tonnellate di pesce ed entro il 2050 ci sarà in peso più plastica che pesce".

Non solo il provvedimento consentirebbe ai pescatori di pulire i fondali marini, ma li incoraggerebbe a farlo.
Al fine di evitare che i costi della gestione di tali rifiuti gravino esclusivamente sui pescatori e sugli utenti dei porti, si prevede di introdurre meccanismi premiali, ad esempio una copertura con una specifica componente della tassa sui rifiuti.

Certificato ambientale imprenditori ittici


Inoltre, al fine di diffondere modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nell'ecosistema marino e alla loro corretta gestione, si prevede l'attribuzione di una certificazione ambientale agli imprenditori ittici che si impegnino a utilizzare materiali a ridotto impatto ambientale, partecipino a campagne di pulizia del mare o conferiscano rifiuti accidentalmente pescati.

Greenpeace su ddl Salva mare: "La montagna ha partorito un topolino"

Un risultato che non è ritenuto da tutti pienamente soddisfacente, come emerge dal commento di Serena Maso, della campagna Mare di Greenpeace Italia, al d.d.l. Salva Mare: "Dopo numerose belle parole e tante promesse sulla lotta all'inquinamento da plastica, pur correggendo un evidente carenza normativa, il ministro Costa di fatto si limita a trasformare i pescatori in spazzini del mare. È chiaro che per risolvere il problema della plastica in mare non si può fare affidamento solo sulle attività dei pescatori".

"Avrebbe molto più senso abbinare a questo provvedimento l'introduzione di meccanismi stringenti di Responsabilità Estesa dei Produttori (EPR)", ha soggiunto Maso, ritenendo indispensabili "interventi alla radice del problema che riducano drasticamente l'immissione al consumo di plastica, principalmente usa-e-getta"conclude.

Scarica pdf D.D.L. Salva Mare
(07/04/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Cassazione: la busta paga prova le ferie non godute
» Assegno di divorzio: conta anche l'addebito della crisi coniugale
» Fibromialgia: arriva l'invaliditŕ
» Giustizia: arrivano oltre 2.700 assunzioni
» Addio tenore di vita anche per l'assegno di mantenimento

Newsletter f t in Rss