Responsabilità medica: il danno iatrogeno

Cos'è il danno iatrogeno differenziale, come si configura e secondo quali criteri va quantificato nei giudizi di responsabilità medica
medici operazione medico

di Valeria Zeppilli - Il danno iatrogeno differenziale è una species del danno biologico che negli ultimi anni ha assunto un'importanza crescente nei giudizi di responsabilità medica.

Indice:

  1. Cos'è il danno iatrogeno
  2. Responsabilità medica integrale
  3. Quantificazione del danno
  4. La giurisprudenza sul danno iatrogeno differenziale

Cos'è il danno iatrogeno

Il danno iatrogeno differenziale è, infatti, il pregiudizio alla salute collegato all'aggravamento di una lesione o di una patologia preesistente derivato dal comportamento colposo di un sanitario.

Per aversi danno iatrogeno differenziale devono quindi susseguirsi i seguenti eventi:

  • l'insorgenza di una lesione della salute per colpa del terzo o per cause naturali
  • l'intervento di un medico per farvi fronte,
  • l'errore del medico nella gestione del paziente,
  • il conseguente aggravamento della lesione originaria.

Proprio tale catena di eventi differenzia il danno iatrogeno differenziale rispetto al generico danno biologico.

Responsabilità medica integrale

Sebbene sul punto non siano mancati orientamenti contrastanti, deve ritenersi che al medico al quale, per la sua condotta colposa, sia imputabile l'aggravamento della patologia del paziente deve essere addebitata la lesione integralmente, ricomprendendo quindi anche la lesione originaria.

Quest'ultima è infatti l'antecedente logico necessario sul quale si inserisce la condotta colpevole del sanitario.

Quantificazione del danno

In sede di quantificazione del danno, si dovrà comunque tenere conto degli effetti che si sarebbero comunque verificati in ragione della patologia originaria e rispetto ai quali la condotta del medico non ha avuto alcuna incidenza.

Il danno quindi rappresenta la differenza tra l'invalidità residuata al paziente in conseguenza del comportamento del sanitario e quella che gli sarebbe comunque residuata a causa della lesione se il trattamento sanitario fosse stato corretto.

La giurisprudenza sul danno iatrogeno differenziale

Si ritiene opportuno citare alcune sentenze che si sono pronunciate in maniera significativa in tema di danno iatrogeno differenziale.

Nella sentenza numero 6341/2014, la Corte di cassazione ha ad esempio affermato che "In tema di responsabilità medica, allorché un paziente, già affetto da una situazione di compromissione dell'integrità fisica, sia sottoposto ad un intervento che, per la sua cattiva esecuzione, determini un esito di compromissione ulteriore rispetto alla percentuale che sarebbe comunque residuata anche in caso di ottimale esecuzione dell'intervento stesso, ai fini della liquidazione del danno con il sistema tabellare, deve assumersi come percentuale di invalidità quella effettivamente risultante, alla quale va sottratto quanto monetariamente indicato in tabella per la percentuale di invalidità comunque ineliminabile, e perciò non riconducibile alla responsabilità del sanitario".

Tale pronuncia è stata più di recente ripresa anche dalla sentenza numero 161/2018 del Tribunale di Rieti, ove si legge che "È errato, in sostanza, calcolare l'importo del danno effettuando l'operazione aritmetica sulle percentuali di invalidità, in quanto l'operazione corretta va fatta sul montante risarcitorio ricavabile dall'applicazione delle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano, posto che in tali ipotesi l'ammontare del danno riconducibile alla responsabilità dei sanitari non corrisponde al punto risultante dalla differenza tra le due percentuali, ma va stabilito operando, per l'appunto, la differenza tra il montante risarcitorio contemplato dal sistema tabellare milanese per l'invalidità di cui è in concreto portatore il paziente e quello corrispondente all'invalidità ineliminabile e normalmente risultante dal trattamento medico (intervento chirurgico o altro): in tale prospettiva si rende, pertanto, necessario "prima" liquidare il danno in euro e "poi" effettuare le operazioni aritmetiche, non già effettuare i calcoli utilizzando i numeri delle percentuali di invalidità".

Merita infine di essere segnalata la sentenza del Tribunale di Milano del 23 agosto 2016, nella quale si è chiarito che "La liquidazione relativa alla misura differenziale di un danno alla salute ... deve essere rimodulata in considerazione della concreta vicenda clinica e della specifica situazione concreta della parte lesa, e deve tenere conto di tutti i riflessi sull'integrità psico-biologica, del condizionamento e del pregiudizio delle attività aredittuali, e di ogni ulteriore aspetto che concorra a descrivere il danno non patrimoniale (sulla base delle risultanze e delle allegazioni offerte dalla parte).

Tale rimodulazione può consentire - partendo dall'individuazione di un risarcimento pari alla percentuale di danno che, in ossequio ai principi sopra richiamati, può ritenersi ascrivibile al professionista inadempiente - di giungere ad un risarcimento che ben potrebbe essere anche superiore a quello risultante dalla differenza trai i due diversi gradi di invalidità".

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(13/12/2018 - Valeria Zeppilli)

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