Sei in: Home » Articoli

Riforma copyright: Facebook e Google devono pagare le news

L'appello di editori e giornalisti agli eurodeputati sul diritto d'autore contro la pratica che consente ai colossi del web di accedere alle news e di riproporne i contenuti
mancata tutela copyright con guantone che tira pugno a marchio

di Gabriella Lax – Il diritto d'autore va tutelato. Da qui la lettera appello, firmata da editori e giornalisti europei, agli eurodeputati per tentare di correggere contro la pratica che consente ai colossi del web di accedere alle news e di riproporne i contenuti.

L'appello ai parlamentari europei: tutelare il diritto d'autore

Lo scorso luglio la plenaria di Strasburgo aveva votato contro l'avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva di riforma del copyright.

Un blocco contro il quale c'era stata una levata di scudi anche da parte dell'associazione degli editori europei (Enpa), il cui presidente Carlo Perrone aveva sottolineato «l'intesa attività di lobby» che fatto i giganti della rete.

Leggi Internet: riforma copyright rimandata a settembre

L'obiettivo è non modificare il testo dell'articolo 11 della riforma Ue del copyright che tutela il diritto d'autore del materiale giornalistico online, ma approvarlo così com'è stato formulato a inizio luglio dalla commissione affari giuridici dell'Europarlamento. Il nuovo voto sulla riforma del copyright, è previsto all'Eurocamera il prossimo 12 settembre. L'appello agli europarlamentari arriva dalle associazioni di editori e giornalisti Enpa, Emma, Epc, Nme, Ifj e Efj. Questo articolo 11, puntualizzano editori e giornalisti, in realtà non si configura come una "tassa sui link", considerato che gli hyperlink restano esclusi, da un lato e, inoltre, non saranno penalizzati i lettori degli articoli poiché la scelta riguarderà solo l'utilizzo da parte dei fornitori di servizi della società dell'informazione.

Leggi anche Arriva la tassa sui link e l'addio ai meme

Dunque «qualsiasi ulteriore limitazione o emendamento dell'articolo 11 avrebbe solo l'effetto indesiderato di diluire il diritto e renderlo inutilizzabile con l'esito infelice che sia editori che giornalisti ci rimetterebbero». E, in caso contrario, a beneficiarne sarebbero solo «quegli attori che hanno approfittato dell'attuale mancanza di chiarezza legale e dei contenuti giornalistici nell'ultimo decennio».

La situazione si fa particolarmente delicata soprattutto riguardo agli inviati nelle zone di guerra. L'appello per tutelare il diritto d'autore per continuare a offrire una copertura giornalistica dalle zone di guerra parte da una lettera inviata ai parlamentari europei dal responsabile dell'ufficio di Baghdad dell'Afp, Sammy Ketz. L'appello riporta le firme di oltre 40 inviati, tra di essi gli italiani Lorenzo Cremonesi e Alberto Negri. Lo stesso Ketz chiarisce: «Facebook e Google non impiegano alcun giornalista e non producono alcun contenuto editoriale, ma si remunerano con la pubblicità associata ai contenuti che i giornalisti producono». Per questo motivo l'Europarlamento deve «votare massicciamente a favore dell'applicazione dei diritti connessi alle imprese di stampa in modo da tenere in vita la democrazia e uno dei suoi simboli più rimarchevoli: il giornalismo».

(29/08/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Ddl concretezza approvato: cosa prevede
» Avvocati: compensi mai sotto i minimi
» Il pubblico impiego
» Arriva il "Bonus trasporto pubblico"
» Esami avvocato: ecco il bando

Newsletter f g+ t in Rss