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Tari: rimborsi si o rimborsi no?

I Comuni che hanno calcolato erroneamente la quota variabile Tari sulle pertinenze devono rimborsare i contribuenti, nelle modalità singolarmente stabilite
soldi nel cestino dei rifiuti

di Annamaria Villafrate - Il caso Tari che fa tanto discutere dall'ottobre del 2017 è risolto, oppure no? Apparentemente si, grazie anche al Comune di Milano che, rivolgendosi alla Corte dei Conti sezione Lombardia, ha capito di poter attingere alla fiscalità generale per procedere ai rimborsi. Altri Comuni invece sulla scia dei chiarimenti forniti dal giudice contabile e in precedenza dal ministero delle Finanze hanno intrapreso percorsi diversi. C'è chi correggerà gli errori d'ufficio procedendo a dei rimborsi o scalandone il valore dalla Tari 2018 chi, come Cagliari e Genova, nulla devono ai contribuenti perché dopo opportune verifiche hanno rilevato la correttezza del sistema di calcolo della tassa sui rifiuti, chi infine spera che la risposta definitiva alla questione venga risolta con una legge. In attesa di ulteriori evoluzioni, ecco per voi il riepilogo della vicenda e il quadro attuale della situazione.

Indice:


  1. Il caso Tari
  2. Rimborsi Tari a partire dal 2014
  3. Il ricorso del Comune di Milano alla Corte dei Conti
  4. La risposta della Corte dei Conti al Comune di Milano
  5. Dopo la Corte dei Conti cosa hanno fatto i Comuni?
  6. TARI: come ci si accorge dell'errore?

Il caso Tari

Il caos che vede come protagonista l'odiata tassa sull'immondizia inizia a ottobre del 2017, quando l'onorevole del Movimento 5 Stelle L'Abbate presenta un'interrogazione parlamentare in cui chiede chiarimenti sull'applicazione della parte variabile della Tari, che alcuni Comuni estendono alle pertinenze, facendo lievitare l'importo della stessa.

Rimborsi Tari a partire dal 2014

L'interrogazione parlamentare scatena un terremoto mediatico, che viene sedato inizialmente dalla circolare n. 1/DF, protocollo n. 41836/2017 del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

La circolare chiarisce che secondo il d.P.R n. 58/1999 la Tari si compone di una parte fissa, che si basa sulle parti essenziali del costo del servizio (superficie e composizione del nucleo familiare) e da una variabile, calcolata in base alla quantità di rifiuti prodotti, nel rispetto del principio "chi inquina, paga."

Il calcolo è corretto nel momento in cui la quota variabile viene calcolata sulla superficie totale dell'utenza domestica, perché il numero degli abitanti è fisso per entrambe. Se infatti si calcolasse la parte variabile dell'imposta prima sulla superficie abitativa e poi di nuovo su quella delle pertinenze, la tassa aumenterebbe ingiustamente.

Considerato che questi criteri valgono per la Tari, l'istanza di rimborso relativa all'errato calcolo della quota variabile sulle pertinenze può essere avanzata solo per questa tassa sui rifiuti, istituita nel 2014 (non per la Tarsu o per quelle tariffe comunali di natura corrispettiva) ed entro il termine di cinque anni dal versamento.

Il ricorso del Comune di Milano alla Corte dei Conti

Il caso Tari ha destato un simile interesse da parte dei mezzi d'informazione perché ha interessato diversi Comuni italiani, costretti a riprendere in mano le cartelle e a controllare i conti. Il Comune di Milano, in particolare, è ricorso alla Corte dei Conti per avere chiarimenti. Questo perché, alla luce dei chiarimenti contenuti nella circolare 1/DF, il Ministero "nel silenzio della normativa di riferimento e facendo evidentemente assegnamento a principi generali, ha voluto dare una propria interpretazione del concetto di utenza domestica, ricomprendendo in essa genericamente tutte le pertinenze e, quindi, anche le autorimesse. In realtà, gli enti locali oggi "incriminati" di aver utilizzato criteri di calcolo della tariffa applicata alle autorimesse dissimili da quello prospettato dal Ministero, lo hanno fatto applicando regolamenti comunali approvati nel pieno rispetto delle procedure (...) tra l'altro, aver mai ricevuto alcuna formale contestazione dai soggetti preposti alle attività ministeriali di revisione e controllo."

Non solo, il Comune di Milano segnala come, alla "question time" avanzata dal Sole 24 ore, il Ministero delle Finanze abbia risposto, prevedendo la possibilità di fronteggiare i rimborsi ricorrendo alla fiscalità generale. Questi quindi i quesiti avanzati alla corte dei Conti:

  • se si possono rimborsare le quote variabili calcolate sulle pertinenze in base a regolamenti comunali legittimi;
  • se si può attingere alla fiscalità generale per sostenere il costo delle restituzioni.

La risposta della Corte dei Conti al Comune di Milano

Ai dubbi sollevati legittimamente dal Comune di Milano, la Corte risponde con la determina n. 139/2018 (sotto allegata) ritenendo inammissibile il primo quesito, mentre per quanto riguarda il secondo, relativo alla possibilità di ricorrere alla fiscalità generale per procedere ai rimborsi, dopo un'argomentazione logico giuridica complessa enuncia il seguente principio di diritto: "il rimborso della quota variabile della Tari non dovuta e di competenza di esercizi finanziari precedenti, può trovare copertura in entrate ascrivibili alla fiscalità generale."

Dopo la Corte dei Conti cosa hanno fatto i Comuni?

IL Comune di Milano ha pubblicato sul proprio sito un modulo per presentare istanza di rimborso, anche se questo non avverrà automaticamente, ma previa procedura giudiziaria.

Genova, in una pagina del suo sito dedicata ai chiarimenti sulla questione dei rimborsi Tari, ha precisato che non sono stati fatti errori relativamente alla parte variabile della Tari, per cui non si pone alcun problema di rimborso. Nessun errore di calcolo neppure per Cagliari.

Lecce ha già lavorato le richieste, che verranno risolte in sede di bollettazione Tari di quest'anno.

Catanzaro ha già spedito ai propri contribuenti le comunicazioni di rimborso relative agli anni che vanno dal 2014, anno in cui la Tari è entrata a regime, al 2017.

Siracusa provvederà a correggere gli errori d'ufficio e a provvedere ai rimborsi "nel più breve tempo possibile e comunque entro la prima rata della Tari 2018 e senza ulteriori costi o aggravi per gli utenti".

Rimini invece ha pubblicato un bando che dal 18 giugno 2018 ha aperto il periodo di raccolta delle domande per il rimborso della Tari, che terminerà il 26 ottobre.

TARI: come ci si accorge dell'errore?

Detto questo, a chi ha pagato cifre esagerate per l'immondizia e vuole chiedere il rimborso come si accorge dell'errore commesso dal Comune? E' sufficiente recuperare l'avviso di pagamento della Tari e verificare, nella parte del documento contenente il dettaglio delle cifre da corrispondere, in cui sono indicati i dati catastali della o delle unità immobiliari e le relative quote fisse e variabili. Nel caso in cui figuri l'indicazione della quota variabile anche per le pertinenze e non solo per l'abitazione principale, si può chiedere il rimborso o la compensazione sulla prossima Tari, nel rispetto delle modalità e delle procedure previste dai vari Comuni interessati.

Leggi anche:

- Tari gonfiata: come scoprirlo e farsi rimborsare

- Tari: la guida completa

Determina Tari n. 139-2018 Corte conti Tari
(17/07/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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