Il decreto dignità abolisce lo split payment per i professionisti. Ma vediamo cos'è lo spalti payment, come funziona, da quando decorre e cosa comporta la sua abolizione
uomo che fa conteggi immerso nelle carte

di Annamaria Villafrate - Abolito lo split payment per i professionisti. Lo dice il Decreto Dignità. D'ora in poi i professionisti non saranno più assoggettati a questo regime particolare che esonera il fornitore dal versamento dell'Iva (che percepisce il compenso al netto dell'imposta), ponendone l'onere a carico della Pubblica Amministrazione che acquista beni o servizi. Più liquidità per i professionisti quindi che, in un momento storico così particolare, sentono il bisogno di tornare a investire nel proprio lavoro. La previsione è contenuta nel dl dignità approvato nei giorni scorsi dal Governo e ora all'esame delle Camere per la conversione in legge.

Indice:

Split payment: cos'è?

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Lo split payment è un regime fiscale particolare secondo il quale l'Iva sugli acquisti di beni e servizi effettuati dalle pubbliche amministrazioni dev'essere versata dalla stessa pubblica amministrazione e non dal fornitore. In sostanza, quando le pubbliche amministrazioni acquistano beni o servizi spetta a loro versare direttamente all'erario l'Iva addebitata in fattura e non ai fornitori, che quindi ricevono il pagamento della prestazione effettuata al netto dell'imposta.

Introdotto dalla legge n. 190/2014 e modificato dalla manovra del governo Gentiloni, lo split payment era stato previsto per ostacolare e ridurre l'evasione fiscale e le frodi Iva.

Split payment: come funziona?

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Da un punto di vista puramente pratico le fatture di beni o servizi sottoposte ancora a questo regime devono contenere la dicitura "Scissione dei pagamenti ovvero split payment ai sensi dell'art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972". Chi non rispetta questo obbligo di forma incorre in una sanzione amministrativa anche di svariate migliaia di euro.

Inoltre, anche se è la pubblica amministrazione a dover versare l'Iva, il debitore resta il fornitore e come tale ha l'obbligo di registrare le fatture nel registro Iva.

Abolito lo split payment per i professionisti

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Invertendo la rotta intrapresa dal precedente Governo, l'art. 11 del Decreto Dignità dedicato allo split payment dispone che: "All'articolo 1, comma 1, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, la lettera c) è abrogata".

La relazione illustrativa del Decreto Dignità precisa che l'art. 11 "abolisce lo split payment per le prestazioni di servizi rese alle PA i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ai sensi dell'articolo 25 del DPR 600/1973." Al momento lo split payment è abolito solo per i professionisti.

Da quando decorre l'abolizione dello split payment?

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Nel decreto dignità manca una norma che regoli le situazioni transitorie. A regola, lo split payment non dovrà più applicarsi alle fatture emesse dalla data di entrata in vigore del decreto. Stesso discorso per le note di variazione in aumento, che sono comunque fatture positive. Per quanto riguarda invece le variazioni in diminuzione emesse dopo l'entrata in vigore del decreto si ritene che debbano seguire il regime dell'operazione originaria a cui si riferiscono.

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(07/07/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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