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Avvocato mono committente: chi è e cosa si propone

Le proposte per far decadere l'incompatibilità tra professione forense e lavoro dipendente. Di avvocati monocommitenti se ne discuterà al Congresso Nazionale giuridico forense il 4 5 6 ottobre a Catania
uomo che protegge bilancia con soldi concetto equo compenso

di Gabriella Lax - Uscire fuori dal limbo professionale per tanti avvocati costretti a guadagnare pochissimo, vuoi per la crisi o per la giovane età. Da qui la proposta presentata a Montecitorio di far decadere l'incompatibilità tra professione forense e lavoro dipendente o parasubordinato. Tutto questo allo scopo di liberare i "sans papier", gli avvocati "mono committenti" che lavorano per un solo cliente e che, di fatto, sono come dei dipendenti.

Chi sono gli avvocati monocommittenti

Sono migliaia nel Paese gli avvocati monocommittenti, di fatto dipendenti degli studi professionali, il cui lavoro ha le stesse caratteristiche, ma non tutele e diritti, di quello subordinato; allo stesso modo si tratta di un lavoro che non consente di beneficiare dei vantaggi e delle libertà connesse alla condizione di libero professionista.

Avvocati sans papier, la proposta di legge

Da questo assunto si muove la proposta di legge da parte della Consulta delle professioni della Cgil (unitamente all'Associazione nazionale forense e alla Mobilitazione generale degli avvocati) per abrogare l'incompatibilità tra qualsiasi attività di lavoro subordinato, anche se con orario limitato, e la professione di avvocato.

La pdl punta alla modifica dell'art. 19 della legge n. 247/2012 in materia di incompatibilità dell'esercizio della professione forense e avrebbe anche la forza di razionalizzare «le modalità organizzative della professione forense, ponendo fine alla costrizione, che grava su chiunque voglia svolgere la professione, di dover aprire una microimpresa spesso costosa e inefficiente».

Leggi anche: Avvocati sans papier, nessuna incompatibilità

Incompatibilità tra professione forense e lavoro dipendente (parasubordinato)

Il fine ultimo sarebbe «portare tanti lavoratori nella sfera della contrattazione collettiva, inserendo la loro professione nel contratto nazionale che già esiste e garantisce ottimi livelli di tutela dei diritti e delle retribuzioni a moltissimi lavoratori impiegati in studi professionali».

Perché non vi sia incompatibilità è necessario che sussistano delle condizioni: intanto un congruo termine di durata e disciplinato il recesso; un equo compenso; gli oneri previdenziali posti a carico del committente; e infine la possibilità di poter avere clientela propria usufruendo delle strutture dello studio ospitante.

Avvocati sans papier al Congresso Nazionale Giuridico Forense

Del tema, se ne discuterà il 4, 5 e 6 ottobre prossimo a Catania, nel corso del Congresso Nazionale Giuridico Forense.

(25/03/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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