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La donazione di cosa altrui

La disciplina codicistica della donazione di cosa altrui e la soluzione delle Sezioni Unite al contrasto giurisprudenziale insorto sulla sua legittimità
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di Annamaria Villafrate - Da diversi decenni si dibatte sulla possibilità di donare o meno beni altrui. Il dato letterale tuttavia, nonostante i tentativi della giurisprudenza, ne sancisce la nullità, come confermato, dopo una lunga e articolata argomentazione, dalle Sezioni Unite 5068/2016.

Donazione di cosa altrui: cosa dice il codice civile

Ai sensi dell'art. 769 c.c.: "La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un'obbligazione".

Ai fini della donazione è quindi necessario che il donante abbia la titolarità attuale del diritto che vuole donare al donatario, come confermato del resto dal dato letterale dell'art. 771 c.c. secondo cui "La donazione non può comprendere che i beni presenti del donante. Se comprende beni futuri è nulla rispetto a questi, salvo che si tratti di frutti non ancora separati.

Qualora oggetto della donazione sia un'universalità di cose e il donante ne conservi il godimento trattenendola presso di sé, si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente, salvo che dall'atto risulti una diversa volontà."

Donazione di cosa altrui: il contrasto giurisprudenziale

In passato diverse pronunce della Cassazione si sono pronunciate sulla legittimità o illegittimità della donazione di cosa altrui, analizzando, nella maggior parte dei casi, la possibilità di ricondurla o meno a quella dei beni futuri, che per il nostro ordinamento è nulla.

Inefficacia della donazione di cosa altrui

La Suprema Corte della Cassazione nella sentenza n. 1596 del 2001 ha sancito che: "la donazione di beni altrui non può essere ricompresa nella donazione di beni futuri, nulla ex art. 771 cod. civ., ma è semplicemente inefficace e, tuttavia, idonea ai fini dell'usucapione abbreviata ex art. 1159 cod. civ., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo che sia idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare".

Nullità della donazione di cosa altrui

La Cassazione civile, con ordinanza n. 12782/2013 ha chiaramente ed esaustivamente chiarito che: "La donazione dispositiva di un bene altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell'art. 771 c. c., poiché il divieto di donazione dei beni futuri ricomprende tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante (…)".

Donazione di cosa altrui: la decisione delle Sezioni Unite

Dopo una dettagliata analisi delle tesi giurisprudenziali contrastanti e delle sentenze che si sono pronunciate in tema di liceità/nullità della donazione di beni altrui, la sentenza n. 5068/2016 emessa dalle Sezioni Unite, ha enunciato il seguente principio di diritto: "La donazione di un bene altrui, benché non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell'atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell'attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio".

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Cassazione Sezioni Unite 5068 - 2016
(10/03/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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