La collaborazione tra la scuola e la famiglia assume, dunque, un ruolo fondamentale e da protagonista per la Legge 29 maggio 2017, n. 71, che - per la prima volta - cerca di disciplinare il (nuovo) reato di cyberbullismo e di imprimergli una tipizzazione.
Prima ancora delle istanze di carattere punitivo in ambito normativo si mira alla ricucitura del tessuto sociale lacerato dalla condotta offensiva.
Al centro del sistema vi è, quindi, la responsabilizzazione di base, l'attività di peer education, vale a dire quella strategia rivolta ad attivare un processo spontaneo di passaggio di conoscenze da parte di membri di pari status.
E, poi, è il trionfo della circolarità e del lavoro di rete, della condivisione delle buone prassi e la loro esportazione da un territorio all'altro; per i giuristi si tratta di dinamiche assai ricorrenti nel settore della giustizia minorile.
Siamo, infatti, al crocevia fra scienze e saperi differenti.
Non a caso all'art. 5 della Legge 29 maggio 2017, n. 71, sotto l'intitolazione che si apre con l'"Informativa alle famiglie", si impone al dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo di informarne tempestivamente i soggetti esercenti la potestà genitoriale ovvero i tutori dei minori coinvolti.
Il dirigente scolastico dovrà attivare "adeguate azioni di carattere educativo".
I regolamenti delle istituzioni scolastiche dovranno essere integrati con riferimenti specifici a condotte di cyberbullismo con le "relative sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti".
Quali sono i contesti in cui nascono le condotte di cyberbullismo?
In primo luogo, i contesti di aggregazione sociale come la scuola, il gruppo degli amici, i gruppi di WhatsApp, i social media in genere.
Con la differenza che i like sui profili Facebook rimangono pietrificati a dimostrare il fallimento morale della vittima e con il meccanismo delle condivisioni all'infinito, neppure gli autori delle condotte possono più controllarne la diffusione.
Qualche esempio di atti di cyberbullismo servirà ad inquadrare lo scenario in cui ci muoviamo.
"Martina si sta riprendendo ma resterà menomata mentalmente e fisicamente a vita, l'eliminatoria continua": questo... contenuto si riferisce ad un caso vero in cui un'adolescente ha già tentato il suicidio su istigazione della rete. Si noti l'utilizzo del vocabolo "eliminatoria" che riecheggia un programma televisivo in cui vince chi rimane sulla scena.
Un altro... contenuto magnanimo annuncia coram populo che verrà picchiato un "cicciobombo" per "fargli perdere peso a suon di mazzate", segue emoticon di risata.
Così chi scrive sul social network si rivolge alla vittima.
Perché lo fa l'autore del post?
"Perché è grasso ed è un rifiuto della società questo immigrato di m.......".
Osservatorio scioccante sulla natura umana con un pensiero che fugace e rapido corre automaticamente a Fedor Dostoevskij, grande romanziere russo autore, tra le altre, immortali opere, di "Memorie del sottoscuolo", 1^(5e) edizione nel 1864: il cupo monologo è il racconto in prima persona in cui confessa alcune sordide azioni compiute nella sua vita: il pozzo nero della coscienza.
Il senso di inadeguatezza, nei confronti dei colleghi in particolare, porta ad azioni indegne anche una persona "istruita" e "a modo" come lui, sprofondando in una realtà profondamente abietta.
(fine prima parte-continua)