Fisco e Magistratura visitano le pagine dei social per verificare se lo stile di vita reale corrisponde a quello virtuale

di Annamaria Villafrate - La vita degli italiani sui social può destare l'interesse del Fisco e dei Giudici se non si rispettano le sentenze o si tenta di evadere. Chi non si comporta bene può ritrovarsi a dover giustificare in Tribunale o all'Agenzia delle Entrate un orologio troppo vistoso al polso o una crociera ai Caraibi. Le foto del profilo infatti, per la giurisprudenza sono fonti di prova.

Facebook a Instagram: vita reale o virtuale?

Per i social network-dipendenti nulla accade nella loro vita fino a quando non viene pubblicato. Facebook e da qualche tempo anche Instagram sono una vetrina irresistibile che attira proprio tutti. Qualunque sia l'età, il sesso, la professione e la condizione sociale tutti vogliono rendere pubblica la loro vita. Il fatto è che le foto pubblicate sui social il più delle volte rivelano una realtà fin troppo edulcorata. Per chi guarda, senza partecipare al gioco delle apparenze, le vite degli altri sembrano perfette. Vacanze in paesi esotici meravigliosi, cene luculliane in ristoranti di lusso, shopping sfrenato con le amiche. Un dubbio però è legittimo: se a causa della crisi economica tutti si lamentano di non arrivare a fine mese, come è possibile che i fedeli dei social possano permettersi certi "lussi"? La vanità è un peccato più che comprensibile, è necessario sapere però che può costare molto cara a chi vive alla grande e poi non fa fronte ai propri debiti.

Facebook e Instagram: tra amici e contatti anche Fisco e Tribunali

Fisco e Magistratura

da diversi anni utilizzano i social network per contestare fenomeni di evasione fiscale, inadempimenti e reati di vario genere. Post, fotografie e commenti costituiscono prove vere e proprie. Non c'è da meravigliarsi quindi se la ex moglie a cui viene negato il mantenimento per i figli, fa causa all'ex marito perché sul suo profilo compaiono foto che lo ritraggono mano nella mano con la nuova compagna a cena in un ristorante di lusso o mentre balla a una festa in discoteca. Stesso discorso per chi dichiara redditi da fame e poi pubblica foto in cui, in costume da bagno riposa sul bordo piscina di un Resort a 5 stelle.

Fisco: Facebook e Instagram i social più controllati

Da qualche anno il Fisco indaga per tentare di ridurre il fenomeno dell'evasione fiscale, problema che a sua volta causa il malfunzionamento dei servizi pubblici. Chi non paga le tasse infatti toglie risorse importanti a chi ne ha più bisogno. Chi fa lo spaccone sui social non attira solo le antipatie di chi conduce una vita modesta, ma anche del Fisco, che potrà utilizzare le confessioni del contribuente per avviare i dovuti controlli fiscali. Le pagine di un profilo Facebook

(così come quelle di Instagram) costituiscono prove producibili in giudizio e il login attribuisce, salvo prova contraria, la paternità di tutto quanto viene pubblicato sulle stesse.

I Tribunali italiani "giudicano" il tenore di vita sui social

La sentenza n. 295 del 26 marzo 2015 del Tribunale di Pesaro evidenzia come le foto pubblicate sui social sono in grado di provare un tenore di vita elevato. Esse ritraggono infatti momenti di svago in località turistiche rinomate, soggiorni in alberghi di pregio e possesso di automobili lussuose. Gli accertamenti fiscali in questa vicenda scattano perché il marito, che deve l'assegno di mantenimento, dichiara un reddito mensile sotto i mille euro pur di non pagare nulla alla ex moglie.

Similmente a sentenza n. 331 del 28.02.2017 della Corte di appello di Ancona condanna il marito a pagare le spese processuali e gli arretrati dovuti alla ex moglie a titolo di mantenimento. Gli accertamenti effettuati sul suo profilo Facebook rivelano che le difficoltà economiche di cui si fa scudo per non pagare l'assegno alla moglie sono una farsa. Le foto provano un benessere economico che non ha nulla a che vedere con la vita "ai limiti della sopravvivenza" descritta solo per fuggire alla proprie responsabilità.

La sentenza n. 1664 del 01.12.2017 della Corte d'Appello di Brescia invece scopre un lavoratore in nero grazie alle foto presenti suo profilo. Come affermato dalla Corte "La documentazione estratta da Facebook evidenzia un'attività che è molto probabilmente fonte di redditi non dichiarati".

Fisco: un "certo tenore di vita" virtuale fa scattare i controlli

Chi pubblica foto sulla sua pagina social può continuare a farlo, ma deve sapere che, nel caso in cui l'Agenzia delle Entrate dovesse avere dubbi, può spiare il profilo Facebook. Si, perché il Fisco ragiona così: se entra 100 non può uscire 120, perché se le uscire superano le entrate del 20% qualcosa non torna. Solo in tre casi una persona può spendere più di quanto guadagna: qualcuno gli regala beni o denaro, ha vinto al gioco o riceve somme che non dichiara. Il problema è che nelle prime due ipotesi il contribuente deve fornire prova di quanto afferma tramite documenti.

Valore probatorio delle foto pubblicate sui social

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nella sentenza del 13 giugno 2013 espone chiaramente che le foto pubblicate sul profilo Facebook "devono ritenersi acquisibili ed utilizzabili: è noto, infatti, che il social network "Facebook" si caratterizza, tra l'altro, per il fatto che ciascuno degli iscritti, nel registrarsi, crea una propria pagina nella quale può inserire una serie di informazioni di carattere personale e professionale e può pubblicare, tra l'altro, immagini, filmati ed altri contenuti multimediali; sebbene l'accesso a questi contenuti sia limitato secondo le impostazioni della privacy scelte dal singolo utente, deve ritenersi che le informazioni e le fotografie che vengono pubblicate sul proprio profilo non siano assistite dalla segretezza che, al contrario, accompagna quelle contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito dal social network; mentre queste ultime, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale, proprio in quanto già dì per sé destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell'ambito della cerchia delle c.d. "amicizie" del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi. In altri termini, nel momento in cui si pubblicano informazioni e foto sulla pagina dedicata al proprio profilo personale, si accetta il rischio che le stesse possano essere portate a conoscenza anche di terze persone non rientranti nell'ambito delle c.d. "amicizie" accettate dall'utente, il che le rende, per il solo fatto della loro pubblicazione, conoscibili da terzi ed utilizzabile anche in sede giudiziaria".

L'utente spaccone stia attento quindi. Facebook, come precisato dalla sentenza n. 37596/2014 della Corte di cassazione è "Una "piazza immateriale" che consente un numero indeterminato di "accessi" e di visioni, resa possibile da un evoluzione scientifica, che certo il legislatore non era arrivato ad immaginare. Ma che la lettera della legge non impedisce di escludere dalla nozione di luogo e che, a fronte della rivoluzione portata alle forme di aggregazione e alle tradizionali nozioni di comunità sociale, la sua ratio impone anzi di considerare." Tutti quindi, compresi Agenzia delle Entrate e Tribunali possono attingere da questo luogo virtuale tutte le informazioni necessarie per perseguire illeciti civili, penali e tributari.

Cassazione penale 37597/2014
Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - 13/06/2013

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