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Addio agli stipendi in contanti: le novità approvate

La proposta di legge che prevede la tracciabilità delle retribuzioni è stata approvata dalla Camera e ora sbarca in Senato per il sì definitivo
parola contante in inglese con punto interrogativo nel cielo

di Valeria Zeppilli – La lotta contro gli stipendi troppo bassi è giunta a un punto di svolta molto importante: la Camera ha infatti approvato la proposta di legge (qui sotto allegata) che prevede la tracciabilità delle retribuzioni e che ora passa, quindi, all'esame del Senato.

Stipendi: addio al contante

In particolare, il Ddl prevede che i datori di lavoro e i committenti non potranno più retribuire i lavoratori facendo ricorso al contante, ma dovranno necessariamente utilizzare i bonifici, gli assegni o le disposizioni di pagamento fatte alle banche o alle poste.

In tal modo, si dovrebbe riuscire a scongiurare la pratica di alcune aziende di corrispondere ai lavoratori delle somme inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi utilizzando i contanti e pretendendo la firma delle buste paga a importo pieno dietro minaccia di licenziamento.

Busta paga: la firma non fa prova

Proprio con riferimento a tale ultimo aspetto, il disegno di legge afferma espressamente che la sottoscrizione della busta paga da parte del lavoratore non costituisce una prova del fatto che la retribuzione sia stata pagata e sia stata pagata integralmente.

Leggi anche: Addio buste paga false: arriva la legge

Meno obblighi per il datore

Rispetto alla precedente versione del Ddl, la Camera ha tuttavia varato un testo che risulta meno gravoso per il datore di lavoro.

Infatti, è scomparso l'obbligo di inserire nella comunicazione obbligatoria al centro per l'impiego gli estremi dell'istituto bancario o dell'ufficio postale cui è affidato il pagamento della retribuzione o una loro dichiarazione che attesta l'attivazione del canale di pagamento a favore del lavoratore. Conseguentemente viene meno anche la sanzione ipotizzata per l'omessa comunicazione, che nella precedente versione del disegno di legge era quella della sanzione amministrativa pecuniaria pari a 500 euro.

Ddl retribuzione
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(17/11/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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