Responsabilità medica: la legge Gelli non salva il medico dalla negligenza

La Cassazione detta le linee guida sui giudizi pendenti per l'ingresso ufficiale della nuova responsabilità penale nelle aule di giustizia
medico

di Valeria Zeppilli - In attesa che la Legge Gelli entri pienamente in vigore il 1° aprile, la giurisprudenza inizia già a parlare di lei.

E così, con la sentenza numero 16140/2017 (qui sotto allegata), la Corte di cassazione, nel rinviare alla Corte d'appello la causa giunta dinanzi ad essa, non ha potuto fare altro che constatare che sul giudizio di rinvio avrà effetto la legge numero 24/2017.

Ma andiamo con ordine.

La controversia analizzata dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza in commento aveva ad oggetto la responsabilità penale di un chirurgo per il reato di cui all'articolo 590 commi 1 e 2 del codice penale, sancita in primo grado e confermata in secondo grado, sebbene con rideterminazione della pena.

Il ricorso del medico alla Cassazione ha quindi fornito lo spunto a quest'ultima per affermare che se la condotta professionale è conforme alle linee guida ed alle buone pratiche, la limitazione della responsabilità penale del medico in caso di colpa lieve, prevista dall'oggi superato articolo 3 della Legge Balduzzi del 2012, opera anche in caso di errori connotati da profili di colpa generica diversi dall'imperizia. Nella piena vigenza di tale norma, invece, il giudice del merito si era limitato a fare riferimento al profilo della negligenza del medico e non aveva analizzato il caso concreto secondo i parametri introdotti dalla Balduzzi, con la conseguenza che la sentenza deve essere annullata con rinvio.

Ed è proprio qui che si inserisce la Legge Gelli.

Come sottolineato dalla Corte, infatti, sul giudizio di rinvio avrà effetto la legge numero 24/2017, la quale oggi prevede che se l'evento lesivo si è verificato a causa di imperizia, la punibilità del sanitario è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, dalle buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.

Di conseguenza la Corte d'appello, nel giudicare in sede di rinvio sulla responsabilità del medico, dovrà verificare l'ambito applicativo della nuova norma, concentrando la propria attenzione sull'individuazione della legge ritenuta più favorevole tra quelle succedutesi nel tempo, secondo i criteri, alternativi, dell'irretroattività della modificazione sfavorevole o della retroattività della nuova normativa favorevole.


Corte di cassazione testo sentenza numero 16140/2017
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(31/03/2017 - Valeria Zeppilli)

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