Tra le più rilevanti questioni giuridiche sollevate dallo sviluppo del commercio elettronico, vi sono senz’altro quelle della individuazione del giudice competente a conoscere di una data controversia e della legge ad essa applicabile quando la lite presenti elementi di estraneità rispetto all’ordinamento giuridico italiano. Le attività commerciali svolte on-line non possono infatti che risentire fortemente della transnazionalità propria della Rete[1]. Particolare importanza assumono dette questioni nell’ambito del
Guida legale" href="https://www.studiocataldi.it/articoli/23021-come-aprire-un-e-commerce.asp" class="keyword-link">commercio elettronico B2C (Businnes to Consumer) con riguardo al consumatore, parte debole del contratto on-line[2] che abbisogna di particolare protezione giuridica. Ciò allorquando, naturalmente, la lite tra prestatore di un servizio della società dell’informazione[3] e consumatore non possa trovare più agevole ed efficace soluzione tramite metodi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR)[4]. D’altra parte, è altresì vero che, di frequente, sono gli stessi operatori della Rete a ricorrere ad una serie di accorgimenti volti ad attenuare i rischi connessi alla individuazione del giudice competente e della legge applicabile con riguardo alle contrattazioni telematiche.
Così, ad esempio, possono essere inseriti nel sito web appositi disclaimer attraverso cui restringere l’offerta solo a determinati paesi[5]. Le fattispecie che presentano elementi di estraneità sono, com’è noto, oggetto del diritto internazionale privato, oggi disciplinato in Italia innanzitutto dalla legge 218/1995[6], oltre che dalle convenzioni internazionali in vigore per il nostro paese e dalla normativa comunitaria. Nonostante le loro peculiarità, anche le attività del