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Separazione: addebito anche se il marito flirta al telefono con le colleghe

Durante il matrimonio la dedizione tra i coniugi non è solo fisica ma anche spirituale
uomo guarda scioccato il telefono

di Valeria Zeppilli – Oggi è ormai assodato che l'addebito della separazione può scattare anche se il tradimento del partner è solo "platonico".

In un'epoca in cui le relazioni su internet sono più di quelle intrattenute nella vita vera e talvolta raggiungono un grado di intimità non minore, infatti, non è affatto azzardato imputare la responsabilità della fine di un matrimonio ad una relazione che rimane soltanto virtuale.

In tal senso, peraltro, si è orientata anche la giurisprudenza della Cassazione, che, ad esempio con la sentenza numero 8929/2013, ha chiarito che l'addebito può scattare anche per il tradimento platonico. Ma non sempre: è infatti necessario che da esso sia derivato un forte sospetto di infedeltà e che la relazione virtuale sia giunta a conoscenza di terze persone o, comunque, abbia leso l'onore e la dignità del coniuge. Insomma, ovviamente non basta il semplice scambio di messaggi ma serve qualcosa in più.

Oltretutto, il fatto che l'addebito della separazione può scattare pure in caso di tradimento non fisico si riflette anche su flirt condotti con altre modalità, ma che comunque non sono andati oltre una determinata soglia. Come ad esempio quelli consumati via telefono.

Alle medesime condizioni viste sopra, infatti, anche scambiare telefonate compromettenti con soggetti diversi dal coniuge può costare caro in sede di separazione. Se, infatti, per far scattare l'addebito non bastano i semplici contatti via filo senza coinvolgimento sentimentale, lo stesso non può dirsi nel caso in cui si vada oltre.

Anche in questo caso a suffragare un tale orientamento è arrivata la giurisprudenza: si pensi, ad esempio, che con la sentenza numero 83/2013 la Corte d'appello di Lecce ha addebitato la rottura del legame coniugale ad un uomo che flirtava continuamente al telefono con due colleghe, con modalità tali dal lasciar trasparire dei legami sentimentali che, peraltro, erano ben conosciuti in azienda.

Tutto ciò a dire che della fedeltà si deve dare una lettura ampia, che guarda oltre la semplice astensione dall'intrattenere rapporti fisici con altre persone e che la intende come qualcosa di più profondo che coinvolge la fiducia generale che ogni coniuge ripone legittimamente nell'altro durante il matrimonio.

Si tratta, insomma, di dedizione non solo fisica ma anche spirituale.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(16/11/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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