La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione (Sent. n. 3745/2005) conformandosi al principio maggioritario più volte espresso dalla Corte, ha stabilito che "la presunzione di responsabilità ex art. 2051 non è applicabile nei confronti della P.A. per quelle categorie di beni che sono oggetto di utilizzo generale e diretto da parte di terzi perché in questi casi non è possibile un efficace controllo ed una continua vigilanza da parte della P.A. tale da impedire l'insorgere di cause di pericolo per i cittadini".
I Giudici di Piazza Cavour sono quindi tornati a precisare che in questi casi "deve essere applicato l'art. 2043 c.c., che impone l'osservanza della norma primaria del neminem laedere", con la conseguenza che spetta al danneggiato dare la prova, attraverso mezzi istruttori, della presunta esistenza dell'insidia/trabocchetto e quindi della responsabilità della PA.
DIRITTO
I motivi a cui viene affidato il ricorso sono i seguenti:
1) Violazione e falsa applicazione di legge con riferimento all'art. 2051 c.c. in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c.
2) Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia ex art. 360, n. 5, c.p.c. in relazione all'art. 112 c.p.c.
Per quanto riguarda il primo motivo, si osserva che nel caso non è applicabile l'art. 2051 c.c., come è stato affermato dalla sentenza della Cassazione n. 265/1996 e più recentemente dalle sentenze nn. 15797/2002; 11250/2002; 17486/2002.
E' stato detto precisamente che la presunzione di responsabilità ex art. 2051 non è applicabile nei confronti della P.A. per quelle categorie di beni che sono oggetto di utilizzo generale e diretto da parte di terzi perché in questi casi non è possibile un efficace controllo ed una continua vigilanza da parte della P.A. tale da impedire l'insorgere di cause di pericolo per i cittadini.
In effetti tale statuizione giurisprudenziale del Supremo Collegio trova la sua ragion d'essere nel fatto che l'AMA (Ente pubblico) non può essere responsabile di mancata vigilanza di cose di sua proprietà se non nei limiti del dovere di controllo che in concreto è impedito ove l'oggetto dei beni da controllare, come nel caso, siano innumerevoli.
Nel caso, dunque, deve essere applicato l'art. 2043 c.c., che impone l'osservanza della norma primaria del neminem laedere, e quindi avrebbe dovuto essere la ricorrente a provare, attraverso mezzi istruttori, che poteva ravvisarsi una responsabilità a carico dell'AMA, ma la ricorrente non si gravò di tale onere probatorio a lei spettante.
Anche il secondo motivo, con cui la ricorrente lamenta omessa e insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia ex art. 360, n. 5, c.p.c. in relazione all'art. 112 c.p.c., deve essere rigettato. La ricorrente lamenta precisamente che il Tribunale ha pronunciato una sentenza carente di motivazione, contraddittoria e apodittica, tale da determinare un vizio riconducibile all'art. 112 c.p.c., ma in tal modo si viene a richiedere alla Suprema Corte - in realtà - un riesame del fatto e delle prove esistenti in atti, ciò che implica una valutazione di merito avendo il giudice di merito pienamente assolto al suo dovere di motivazione.
Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di Cassazione.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di Cassazione.
Leggi la motivazione della sentenza
Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, Sentenza 23 febbraio 2005, n. 3745DIRITTO
I motivi a cui viene affidato il ricorso sono i seguenti:
1) Violazione e falsa applicazione di legge con riferimento all'art. 2051 c.c. in relazione all'art. 360, n. 3, c.p.c.
2) Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia ex art. 360, n. 5, c.p.c. in relazione all'art. 112 c.p.c.
Per quanto riguarda il primo motivo, si osserva che nel caso non è applicabile l'art. 2051 c.c., come è stato affermato dalla sentenza della Cassazione n. 265/1996 e più recentemente dalle sentenze nn. 15797/2002; 11250/2002; 17486/2002.
E' stato detto precisamente che la presunzione di responsabilità ex art. 2051 non è applicabile nei confronti della P.A. per quelle categorie di beni che sono oggetto di utilizzo generale e diretto da parte di terzi perché in questi casi non è possibile un efficace controllo ed una continua vigilanza da parte della P.A. tale da impedire l'insorgere di cause di pericolo per i cittadini.
In effetti tale statuizione giurisprudenziale del Supremo Collegio trova la sua ragion d'essere nel fatto che l'AMA (Ente pubblico) non può essere responsabile di mancata vigilanza di cose di sua proprietà se non nei limiti del dovere di controllo che in concreto è impedito ove l'oggetto dei beni da controllare, come nel caso, siano innumerevoli.
Nel caso, dunque, deve essere applicato l'art. 2043 c.c., che impone l'osservanza della norma primaria del neminem laedere, e quindi avrebbe dovuto essere la ricorrente a provare, attraverso mezzi istruttori, che poteva ravvisarsi una responsabilità a carico dell'AMA, ma la ricorrente non si gravò di tale onere probatorio a lei spettante.
Anche il secondo motivo, con cui la ricorrente lamenta omessa e insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia ex art. 360, n. 5, c.p.c. in relazione all'art. 112 c.p.c., deve essere rigettato. La ricorrente lamenta precisamente che il Tribunale ha pronunciato una sentenza carente di motivazione, contraddittoria e apodittica, tale da determinare un vizio riconducibile all'art. 112 c.p.c., ma in tal modo si viene a richiedere alla Suprema Corte - in realtà - un riesame del fatto e delle prove esistenti in atti, ciò che implica una valutazione di merito avendo il giudice di merito pienamente assolto al suo dovere di motivazione.
Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio di Cassazione.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di Cassazione.





