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Depistaggio: il nuovo reato in vigore da oggi. Ecco cosa cambia nel codice penale

Pubblicata in Gazzetta la legge n. 133/2016 che punisce il reato di frode in processo penale e depistaggio
bruciare un documento evoca occultamento prove

di Marina Crisafi - Entra in vigore oggi, 2 agosto, la legge n. 133/2016 (pubblicata in G.U. n. 166 del 18 luglio e qui sotto allegata) che introduce nel codice penale il reato di frode in processo penale e depistaggio.

Il testo, considerato dai più un "traguardo" di grande valore civile, politico e morale, date le ombre che ancora pesano sulle pagine buie della storia d'Italia degli ultimi cinquant'anni (da piazza Fontana a Ustica per intendersi), ha ricevuto il sì definitivo dalla Camera nei giorni scorsi (leggi: "Il reato di depistaggio è legge: carcere per pubblici ufficiali e cittadini che sviano la giustizia").

La nuova fattispecie è configurata come reato proprio del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che ostacolano le indagini o sviano la giustizia manomettendo le prove. Ma la legge, oltre a prevedere numerose aggravanti se lo sviamento della giustizia avviene nei processi per strage, mafia e associazioni sovversive, punisce con il carcere anche i "normali cittadini" che si rendono colpevoli di alterazione della scena del crimine, delle cose o delle persone per ingannare il giudice o il perito nei processi civili e amministrativi.

Ecco, in sintesi, cosa cambia nel codice penale con l'entrata in vigore della legge:

Il nuovo delitto ex art. 375 c.p.

La legge introduce il nuovo reato di "Frode in processo penale e depistaggio" novellando in toto l'art. 375 del codice penale e punendo, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da 3 a otto anni il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, al fine di impedire, ostacolare o sviare un'indagine o un processo penale: - immuta artificiosamente il corpo del reato ovvero lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone connessi al reato; - richiesto dall'autorità giudiziaria o dalla polizia giudiziaria di fornire informazioni in un procedimento penale, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito.

La pena si applica anche quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio siano cessati dal loro ufficio o servizio.

La punibilità è, invece, esclusa se si tratta di reato per il quale non si può procedere che in seguito a querela, richiesta o istanza, e questa non viene presentata.

Le aggravanti

Il nuovo art. 375 c.p. prevede inoltre una pena aumentata da un terzo alla metà "se il fatto è commesso mediante distruzione, soppressione, occultamento, danneggiamento, in tutto o in parte, ovvero formazione o artificiosa alterazione, in tutto o in parte, di un documento o di un oggetto da impiegare come elemento di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento".

Inoltre, se il fatto è commesso in relazione a procedimenti concernenti i delitti di strage, mafia e associazioni sovversive, ovvero quelli concernenti il traffico illegale di armi o di materiale nucleare, chimico o biologico (ecc.), la pena è della reclusione da sei a dodici anni.

La condanna alla reclusione superiore a tre anni comporta, comunque, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ulteriori aggravanti sono infine previste dal nuovo art. 383-bis c.p. che stabilisce aumenti di pena della reclusione "crescenti" se dal fatto deriva una condanna (arrivando fino a 20 anni in caso di ergastolo).

Le attenuanti per chi collabora

Analogamente, la nuova fattispecie prevede sconti di pena, dalla metà a due terzi, nei confronti di chi "si adopera per ripristinare lo stato originario dei luoghi, delle cose, delle persone o delle prove, nonché per evitare che l'attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto oggetto di inquinamento processuale e depistaggio e nell'individuazione degli autori.

In ogni caso le circostanze attenuanti (diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114 e dal quarto comma) se concorrono con le aggravanti sopra indicate, "non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste ultime e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti.

Stretta sulla frode processuale ex art. 374 c.p.

La nuova legge prevede anche un giro di vite per il reato di frode processuale. Il testo interviene sul primo comma dell'art. 374 c.p. punendo con la reclusione da uno a cinque anni (in luogo della pena sinora prevista da sei mesi a tre anni), chiunque "nel corso di un procedimento civile o amministrativo, al fine di trarre in inganno il giudice in un atto d'ispezione o di esperimento giudiziale, ovvero il perito nella esecuzione di una perizia, immuta artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone".

A differenza del depistaggio che è reato proprio, la frode processuale è reato comune.

Non punibile la ritrattazione

Secondo il novellato art. 376 c.p., non è punibile, anche nel caso previsto dall'art. 375, primo comma, lett. b), il colpevole che "ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento".

Legge n. 133/2016
(02/08/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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