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L'imposta di successione

Cos'è l'imposta di successione, su quale valore si applica, il presupposto, le aliquote, come si effettua il pagamento e la possibilità di pagare a rate
vedova che piange per finta e pensa eredita

di Valeria Zeppilli – Quando a seguito della morte di un soggetto le sue proprietà e i suoi diversi diritti su beni mobili e immobili si trasferiscono agli eredi, questi ultimi sono tenuti a versare l'imposta sulle successioni, prevista dal nostro ordinamento fiscale.

Ciò vale sia in caso di successione legittima che in caso di successione testamentaria, ovverosia sia nel caso in cui il defunto non abbia fatto testamento sia nel caso in cui lo abbia invece redatto.

Indice:

  1. Imposta successioni: valore sul quale si applica
  2. Presupposto imposta: la dichiarazione di successione
  3. Come si calcola imposta di successione
  4. Pagamento imposta successione
  5. Rateazione dell'imposta
  6. Imposta ipotecaria e imposta catastale

Imposta successioni: valore sul quale si applica

Più nel dettaglio, l'imposta sulle successioni si applica sul cd. asse ereditario,ovverosia sulla differenza tra l'attivo ereditario e il passivo ereditario, tenendo conto delle franchigie e delle esenzioni che la legge prevede.

A tal proposito è opportuno ricordare che rientrano nell'attivo ereditario tutti i beni che erano di proprietà del de cuius quando questi era ancora in vita, come ad esempio il denaro, i beni immobili, mobili o mobili registrati di qualsiasi genere ad eccezione dei titoli di Stato e le azioni e le partecipazioni societarie.

Sono però esclusi dall'attivo ereditario (e il loro valore non viene quindi computato ai fini dell'imposta) i titoli del debito pubblico, gli altri titoli garantiti dallo Stato o ad essi equiparati, nonché le aziende, i rami di aziende e le quote di partecipazione in aziende nel caso in cui per almeno 5 anni gli eredi proseguano nell'esercizio della relativa attività.

Venendo al passivo ereditario, questo è invece rappresentato dai debiti contratti dal defunto, dalle spese mediche sostenute per la sua salute dagli eredi nei sei mesi precedenti il decesso e dalle spese funerarie.

Presupposto imposta: la dichiarazione di successione

Presupposto indispensabile per il pagamento dell'imposta di successione è la presentazione della dichiarazione di successione, da farsi obbligatoriamente entro un anno dal decesso del de cuius.

Di essa devono farsi carico innanzitutto gli eredi, ma anche i legatari, i trust e i curatori di eredità giacente o gli altri esecutori testamentari. Anche in presenza di più eredi o soggetti legittimati è possibile presentare un'unica dichiarazione.

La dichiarazione di successione va redatta su un apposito modello (il Modello 4) nel quale vanno indicati le generalità degli eredi, l'attivo ereditario, il passivo ereditario e le donazioni e le liberalità che gli eredi abbiano eventualmente ricevuto prima della morte del de cuius da parte dello stesso.

Tale modello, una volta compilato, va presentato all'Agenzia delle entrate della circoscrizione nella quale risiedeva il defunto al momento del decesso.

In ogni caso, se l'asse ereditario è inferiore o pari a 100mila euro e in esso non rientrano beni immobili, il coniuge, i figli, i genitori e gli altri parenti in linea retta del defunto non sono tenuti a presentare la dichiarazione di successione.

Come si calcola imposta di successione

Ma come si calcola l'imposta di successione?

La risposta non è unica: l'ammontare della somma da versare, infatti, varia a seconda di chi sia il soggetto tenuto al versamento.

In particolare il coniuge e gli altri parenti in linea retta la devono versare solo se il valore dell'eredità supera un milione di euro e l'aliquota che in tal caso si applica è quella del 4%.

I fratelli e le sorelle, invece, sono tenuti a corrispondere l'imposta solo se il valore dell'eredità supera i 100mila euro e nella misura del 6%.

Non si applica alcuna franchigia per tutti gli altri parenti in linea retta, per gli affini in linea retta e per quelli in linea collaterale sino al terzo grado, tenuti a corrispondere un'imposta pari al 6% dell'asse ereditario, e per tutti gli altri soggetti, tenuti a corrispondere un'imposta pari all'8 % dell'asse ereditario.

In ogni caso, quando l'erede è portatore di handicap grave, l'imposta va pagata solo se il valore dell'asse ereditario supera un milione e cinquecentomila euro.

Pagamento imposta successione

La liquidazione avviene, ad opera dell'Agenzia dell'entrate, entro il terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

Ricevuta la notifica dell'atto, il pagamento va fatto entro 60 giorni.

A tal proposito si sottolinea che a partire dal 1° aprile 2016 l'imposta di successione, così come tutte le altre derivanti dalla dichiarazione di successione (imposta ipotecaria, imposta catastale, tasse ipotecarie, imposta di bollo, imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili) va pagata tramite modello F24 recandosi direttamente presso gli uffici dell'Agenzia delle entrate o anche presso banche o uffici postali.

Rateazione dell'imposta

A scelta, è possibile rateizzare l'imposta sulle successioni di valore almeno pari a mille euro, facendone richiesta al momento in cui si sarebbe dovuto procedere all'intero pagamento. La domanda, in ogni caso, va fatta versando contestualmente la prima rata che deve corrispondere al 20% del dovuto.

Dal beneficio della rateazione, tuttavia, si decade con l'omesso pagamento anche di una sola rata, al quale consegue anche l'applicazione di sanzioni e interessi.

Imposta ipotecaria e imposta catastale

Occorre infine dare conto del fatto che, oltre che dall'imposta di successione (e anche quando questa non è dovuta), la successione che ha per oggetto beni immobili è gravata anche dall'imposta ipotecaria e dall'imposta catastale nella misura, rispettivamente, del 2% e dell'1% o nella misura fissa di 200 euro se si può beneficiare delle agevolazioni sulla prima casa.

Vai alla guida: "Eredità e successioni"

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(02/06/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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