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Sputare è reato!

Se lo sputo è ripetuto può ritenersi integrata la fattispecie del deturpamento e imbrattamento di cose altrui
uomo che sputa
di Valeria Zeppilli – Lo sputo è un tanto "classico", quanto deplorevole gesto di disprezzo.

La sua rilevanza negativa, oltre che nel sentire pubblico, è talvolta emersa anche nelle aule di giustizia. Finendo per far costare davvero caro il gesto a chi lo ha commesso.

Negli anni, infatti, non sono mancate sentenze che hanno ritenuto gli sputi una forma di reato. Più precisamente quello di imbrattamento e deturpamento, rimasto indenne anche a seguito della recente opera di depenalizzazione.

Con la sentenza numero 45924/2011, ad esempio, un uomo è stato condannato per aver sputato su di un'automobile altrui.

Si badi bene però: un semplice sputo non è sufficiente. Per connotare penalmente la condotta, infatti, è necessario che il gesto, perché reiterato o per la sua "particolare densità", risulti idoneo a imbrattare il bene, sporcandolo e insudiciandolo. Insomma: se si tratta di più sputi, il rischio di essere condannati c'è ed è serio.

Peraltro, quella appena riportata non è affatto una pronuncia isolata.

Basti pensare che anche con la sentenza numero 5828/2013 la Corte di cassazione ha ritenuto penalmente sanzionabile, in quanto imbrattamento rientrante nell'articolo 639, la condotta di un uomo che aveva sputato, sempre ripetutamente, questa volta sulla vetrina di un esercizio commerciale.

Insomma: prima di farsi prendere da facili gesti di disprezzo occorre contare quanto meno fino a dieci.

A tal proposito si ricorda che l'articolo 639 punisce in generale il deturpamento e l'imbrattamento di cose altrui con la multa fino a 103 euro.

Se, poi, il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da trecento a mille euro.

Se, infine, il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico la pena è della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da mille a tremila euro.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(17/04/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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