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Cassazione: l'inadempimento contrattuale non basta per ottenere il risarcimento danni. Va dimostrato il pregiudizio effettivo

Nella responsabilità contrattuale la presunzione di colpa non esonera dalla prova dell'inadempimento e dal danno che ne è derivato
Martello su banconote
di Lucia Izzo - In tema di responsabilità civile da inadempimento di contratto, non è sufficiente la prova dell'inadempimento del debitore, ma deve anche essere provato il pregiudizio effettivo e reale incidente nella sfera patrimoniale del contraente danneggiato e la sua entità.

Lo ricorda la Corte di Cassazione, III sez. civile, nella sentenza n. 24632/2015 (qui sotto allegata) pronunciandosi sul ricorso proposto da una ditta di agenti generali e procuratori della Milano Assicurazioni contro la Seat Pagine Gialle.

Alla base della lite si sosteneva l'inadempimento dell'incarico di inserzione, essendo stato indicato nell'elenco telefonico Telecom della Provincia di Vicenza il nominativo di un'altra agenzia della stessa compagnia assicurativa di altra città (dato palese e incontestato).
La sentenza della Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, negava che sussistesse il danneggiamento economico dovuto al supposto fuorviamento di clientela.

Gli Ermellini, in base all'impugnazione proposta dalla ditta, evidenziano che nell'ambito della responsabilità contrattuale si applica il principio della presunzione della colpa ma ciò non esonera l'attore dall'onere di dimostrare da un lato l'inadempimento e dall'altro l'entità del danno. Il debitore invece potrà sottrarsi all'obbligo risarcitorio, dimostrando l'impossibilità sopravvenuta della prestazione per cause a lui non imputabili.

La Cassazione ricorda inoltre che, ai sensi dell'art. 1223 c.c.il risarcimento del danno dovuto all'inadempimento deve comprendere sia la perdita subita dal creditore (danno emergente) che il mancato guadagno (lucro cessante) in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta (nesso di causalità fra inadempimento e danno).

Affinché sorga il diritto al ristoro dei danni e alla reintegrazione patrimoniale, è sufficiente non solo la prova dell'inadempimento del creditore, ma anche che da un simile comportamento è derivato un pregiudizio effettivo e reale che ha inciso nella sfera patrimoniale del contraente danneggiato, che va precisato nella sua entità.

In particolare il danno patrimoniale da mancato guadagno "presuppone la prova, sia pure indiziaria, dell'utilità patrimoniale che, secondo un rigoroso giudizio di probabilità (e non di mera possibilità) il creditore avrebbe conseguito se l'obbligazione fosse stata adempiuta, e deve pertanto escludersi per i mancati guadagni meramente ipotetici, dipendenti da condizioni incerte".

L'impugnata sentenza ha correttamente motivato nel rilevare che non era stato provato alcun sviamento di clientela a seguito del disguido dell'annuncio: dalle testimonianze assunte, un cliente evidenzia che, incappato nel predetto disguido, è riuscito poi a risalire al numero telefonico dell'agenzia, mentre la dipendente della ditta attrice, nell'aver asserito un decremento delle polizze del 50%, ha espresso un giudizio sprovvisto di basi certe e smentito dal c.t.u., che ha dichiarato di non aver potuto rilevare l'eventuale minor numero di polizze stipulate dalla società nel periodo in questione, e dal titolare dell'altra agenzia che ha escluso di aver guadagnato nuovi clienti a scapito della ricorrente.
Cass., III sez. civile, sent. 24632/2015
(08/12/2015 - Lucia Izzo)
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