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La responsabilitÓ contrattuale

Guida legale alla responsabilitÓ contrattuale, dalla diligenza all'onere della prova al risarcimento del danno. La prescrizione e le differenze con la responsabilitÓ extracontrattuale
  1. ResponsabilitÓ contrattuale ed extracontrattuale
  2. Cosa si intende per responsabilitÓ contrattuale
  3. ResponsabilitÓ del debitore
  4. La diligenza nell'adempimento
  5. L'onere della prova
  6. Il risarcimento del danno
  7. La prescrizione

ResponsabilitÓ contrattuale ed extracontrattuale

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L'ordinamento giuridico italiano Ŕ connotato da due differenti ipotesi di responsabilitÓ civile: una di natura contrattuale conseguente all'inadempimento di un'obbligazione assunta (art. 1218 c.c.), l'altra extracontrattuale o aquiliana per violazione del principio del neminem laedere (art. 2043 c.c.). 
Sebbene parte della dottrina si muova verso il superamento della distinzione tradizionale tra le due tipologie di responsabilitÓ, nel senso di una uniformitÓ di disciplina, ovvero si discuta della configurabilitÓ di un concorso delle due responsabilitÓ, le stesse differiscono in ordine a diversi profili (capacitÓ del soggetto agente; onere della prova; termine di prescrizione; ecc.) essendo fondate su presupposti diversi. 

Cosa si intende per responsabilitÓ contrattuale

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A differenza della responsabilitÓ aquiliana che non presuppone alcun rapporto di tipo obbligatorio (negoziale o legale), tra danneggiato o danneggiante, ma soltanto la violazione del generale dovere del neminem laedere, quella contrattuale consiste nella violazione di uno specifico dovere, proveniente da un preesistente vincolo obbligatorio rimasto inadempiuto: "l'elemento differenziale tipico (tra le due responsabilitÓ) torna ad essere non giÓ la predeterminazione o la predeterminabilitÓ dei soggetti nei confronti dei quali sussiste l'obbligo, ma la fonte, contrattuale o meno, di quell'obbligo" (Cass. n. 4051/1990). 

ResponsabilitÓ del debitore

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Secondo i principi generali la responsabilitÓ contrattuale Ŕ disciplinata dall'art. 1218 c.c., il quale dispone testualmente che "il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta Ŕ tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'inadempimento o il suo ritardo Ŕ stato determinato da impossibilitÓ della prestazione derivante da causa a lui non imputabile".
La norma, mirante espressamente a garantire la tutela sostanziale della posizione creditoria, va incontro a dei temperamenti, frutto del coordinamento, in primis, con la disposizione di cui all'art. 1176 c.c. in materia di diligenza nell'adempimento dell'obbligazione, in conseguenza della quale, il debitore che, nonostante abbia agito con la diligenza richiesta, non abbia potuto adempiere all'obbligazione, sarÓ comunque esonerato dalla responsabilitÓ risarcitoria. 

La diligenza nell'adempimento

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La diligenza cui fa riferimento il primo comma dell'art. 1176 c.c. Ŕ quella media del "buon padre di famiglia", mentre quella di cui al secondo comma, relativa all'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attivitÓ professionale, va valutata con riguardo alla natura dell'attivitÓ esercitata (diligenza del "debitore qualificato"). 

L'onere della prova

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Rispetto alla responsabilitÓ aquiliana ex art. 2043 c.c., nella quale Ŕ il soggetto danneggiato a dover provare tutti gli elementi costitutivi del fatto illecito, incluso il dolo o la colpa dell'autore del danno "ingiusto", nella responsabilitÓ contrattuale, in ragione di una "ingiustizia" del danno in re ipsa, causato dall'inadempimento (da parte del debitore di una prestazione alla quale si era precedentemente vincolato) sanzionato a prescindere dalla verifica della sussistenza dell'elemento psicologico del dolo o della colpa, si assiste ad una inversione dell'onere probatorio. 

Nella responsabilitÓ contrattuale, infatti, trova applicazione il principio della presunzione della colpa, spettando all'attore/creditore solo l'onere della prova dell'inadempimento e dell'entitÓ del danno, mentre, di converso, al debitore spetterÓ, per sottrarsi all'obbligo risarcitorio, dimostrare l'impossibilitÓ sopravvenuta della prestazione per cause a lui non imputabili. 

Il risarcimento del danno

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Ex art. 1223 c.c., il risarcimento del danno dovuto all'inadempimento o al ritardo deve comprendere sia la perdita subita dal creditore (danno emergente) che il mancato guadagno (lucro cessante), in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta (nesso di causalitÓ tra l'inadempimento e il danno). 
Diversamente dalla responsabilitÓ extracontrattuale in cui ad essere risarcibili sono tutti i danni, prevedibili o non prevedibili, nella responsabilitÓ contrattuale, ove l'inadempimento o il ritardo non abbiano natura dolosa, il risarcimento Ŕ limitato al solo danno prevedibile al tempo in cui Ŕ sorta l'obbligazione (art. 1225 c.c.). 

La prescrizione

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A differenza del risarcimento del danno da illecito extracontrattuale soggetto alla prescrizione breve di cui all'art. 2947 c.c., all'illecito contrattuale si applica l'art. 2946 c.c. che prevede il termine ordinario di decorrenza decennale, salvo i tempi pi¨ brevi previsti per specifiche tipologie di contratti. 

Aggiornamento gennaio 2020