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Avvocati: addio ai soldi dell'Europa. Dietrofront sull'accesso ai fondi Ue

Proposta la soppressione della misura contenuta nella legge di Stabilità che estende anche ai liberi professionisti l'accesso ai fondi europei
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di Marina Crisafi - È a rischio il diritto per avvocati e professionisti italiani di poter accedere ai soldi dell'Europa, in quanto equiparati alle Pmi. La misura contenuta nella legge di stabilità e accolta con favore dagli stessi rappresentanti delle categorie (leggi: "Fondi Ue: anche avvocati e studi avranno diritto ai soldi dell'Europa"), potrebbe non vedere la luce nel testo finale.

Tra le migliaia di emendamenti alla manovra presentati alla Camera, infatti, è stata avanzata una proposta di soppressione dell'articolo (il 465 del maxiemendamento), che mette nero su bianco la possibilità per le libere professioni di accedere, in ragione dell'equiparazione alle pubbliche medie imprese, quali esercenti attività economica ai fondi strutturali europei 2014/2020.

In base alla formulazione della norma, a prescindere dalla forma giuridica prescelta per svolgere la propria attività, ogni professionista potrà attingere alle risorse comunitarie sino ad oggi precluse, sia erogate direttamente da Bruxelles che attraverso lo Sttao e le Regioni.

Ma ora la norma non è detto che venga approvata, in quanto ne è stata proposta la cancellazione al fine, come dichiarato dalla stessa promotrice, l'onorevole Alessia Rotta, sulle colonne del Sole24Ore, di definire meglio chi sono i destinatari. 

L'emendamento presentato al Senato, a detta della Rotta, "esclude i lavoratori non ordinistici e limita l'accesso ai bandi europei, escludendo quelli della P.A.". Per cui, afferma la promotrice, per elaborare una "norma più completa, che non torni a creare lavoratori autonomi di serie A e di serie B", è preferibile dare una "risposta esaustiva, inclusiva e completa" direttamente nel disegno di legge sul lavoro autonomo che prossimamente andrà all'esame delle Camere, il c.d. Jobs Act degli autonomi, senza innesti alla legge di stabilità.

Ma l'idea ovviamente non è piaciuta alle associazioni di categoria, secondo le quali si tratta soltanto di un "clamoroso dietrofront". Non ha senso l'abrogazione di una norma "che sblocca l'accesso ai fondi 2014-2020, per concorrere ai quali siamo già in ritardo - ha affermato infatti il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, quando - c'era poi tutto il tempo per mettere meglio in evidenza nel futuro collegato sul lavoro autonomo che l'accesso ai bandi europei del 2014-2020 è consentito a tutti i professionisti". Non meno polemica la reazione dell'Adepp, l'associazione degli enti previdenziali privati, che parla di "offesa ad oltre 2 milioni di professionisti - e di - atto discriminatorio illegittimo su una parte produttiva del Paese".

Opinione positiva arriva invece dal Colap (Coordinamento libere associazioni professionali), secondo cui l'emendamento così come formulato rischia di limitare i professionisti associativi e occorrono norme chiare "per evitare interpretazioni restrittive e limitanti".

(03/12/2015 - Marina Crisafi)
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