La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 29232 dello scorso 6 luglio, ha annullato la sentenza di condanna di un avvocato il quale aveva criticato il comportamento di un magistrato, esprimendosi tuttavia in termini del tutto corretti e civili e senza superati i limiti della continenza. I Giudici di Piazza Cavour hanno infatti precisato che: “il contrappeso all'elevato grado di indipendenza e di autonomia della magistratura non può che essere rinvenuto, come autorevoli Autori hanno posto ripetutamente in evidenza, in una ampia possibilità di critica dei provvedimenti giudiziari che deve essere riconosciuta a tutti i cittadini e non soltanto ai cosiddetti addetti ai lavori”. Di consegenza, in un ordinamento democratico come il nostro, deve essere riconosciuto ampio spazio alla libertà di espressione dei cittadini ed al diritto di critica sui provvedimenti e sui comportamenti dei magistrati che esercitano rilevanti poteri pubblici, poiché “la critica e le conseguenti discussioni contribuiscono, infatti, alla crescita della sensibilità collettiva su questioni rilevanti ed “aiutano” chi esercita un pubblico potere a correggersi”.
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