Luisa Foti |

Cassazione: va processato Tossicodipendente che commette reato anche se era in crisi di astinenza

Anche se in crisi di astinenza, il tossicodipendente che commette un reato può essere processato. È con una recente sentenza che la Cassazione ha enunciato questo principio di diritto. Secondo i giudici della Suprema Corte, lo stato di agitazione in cui si trova il tossicodipendente che riduce la dose abituale realizza una mera condizione di stato emotivo e non passionale. Tale stato non inciderebbe sugli ambiti dell'intendere e volere, la cui incidenza, al contrario risulta necessaria affinchè il soggetto agente possa non essere ritenuto responsabile del reato contestatogli. La Corte ha poi aggiunto che tale situazione può solo incidere nell'ambito del trattamento sanzionatorio. La sesta sezione penale ha dunque bocciato il ricorso presentato dalla difesa di un tossicodipendente, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali in preda ad una crisi di astinenza.

Altre informazioni sulla sentenza

I disturbi della personalita' (nevrosi e psicopatie), spiega la Corte , possono essere apprezzati con "conseguente pronuncia di totale o parziale nfermita' di mente dell'imputato, a condizione che essi abbiano, riferiti alla capacita' di intendere e di volere, consistenza e intensita', intese come valore concreto e forte, rilevanza e gravita' pesate come dimensione importante del disagio stabilizzato; rapporto motivante con il fatto commesso, apprezzato come correlazione psico-emotiva rispetto al fatto illecito". Diversamente la crisi di astinenza rende la persona processabile. In questo modo, la Sesta sezione penale ha bocciato il ricorso presentato dalla difesa di un 45enne livornese, Nicola A., condannato a 10 mesi di reclusione (in primo grado gli erano stati inflitti 16 mesi) per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali in preda ad una crisi di astinenza. Una situazione di alterazione che per la difesa di Nicola A. determinava "disturbi gravi di personalita'" tali da decretare l' infermita' mentale. La Suprema Corte rileva che "difetta la prova di un disagio psichico capace di indurre una infermita' di mente grandemente efficace sulla funzionalita' dell'intendere e del volere".


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