Luisa Foti |

Cassazione: figli legittimati a cacciare genitori di casa anche se gli è stata regalata da loro.

Se i genitori sono troppi litigiosi i figli possono cacciarli dalla casa avuta in regalo proprio dagli stessi genitori. A dirlo è la Cassazione con la sentenza n. 7487/2011 con cui è stato respinto il ricorso di un papà che, dopo aver donato alla figlia i soldi per l'acquisto di un terreno per la costruzione di una casa per adibirla a dimora familiare, era stato cacciato dalla figlia. Stanca dei continui litigi dei suoi genitori, sul punto di lasciarsi, la figlia diffidava con una lettera il padre chiedendogli di traslocare. In seguito alla lettera, il padre, denunciava la figlia per l'ingiuria “grave” subita. Dopo un primo e secondo grado di giudizio in cui i giudici accoglievano le ragioni della figlia, il padre presentava ricorso per la cassazione della sentenza per dimostrare l'ingratitudine della figlia e il “disvalore sociale” dell'atto di sfratto. Nel bocciare il ricorso dell'uomo, i giudici di legittimità di Piazza Cavour “ha escluso che ricorrano gli estremi della ingratitudine nel comportamento della figlia donataria, la quale, di fronte alla sopravvenuta intollerabilità della convivenza trai i suoi genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, inviti il padre, con lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, acquistato con il denaro ricevuto dalla liberalità paterna e materna, destinato a casa famigliare”.

Altre informazioni su questa sentenza

Un comportamento del genere, spiega la Corte "e' stato congruamente valutato dalla Corte d'Appello non come manifestazione di un atteggiamento di disistima delle qualita' morali del padre donante o di mancanza di rispetto nei suoi confronti, ne' come affronto animoso contrastante con il senso di riconoscenza e di solidarieta' che, secondo la coscienza comune, deve improntare il comportamento della figlia donataria". Secondo i giudici di Piazza cavour la cacciata di casa dei genitori non e' altro che "la presa d'atto della frattura tra i suoi genitori dipendente dalla loro disaffezione e distacco spirituale e, quindi, del sopravvenire di una condizione tale da rendere incompatibile la prosecuzione della convivenza di entrambi i donanti nell'abitazione acquistata con il denaro ricevuto in liberalita'". Per effetto della bocciatura del ricorso il padre dovra' sborsare alla figlia ulteriori 1.700 euro per le spese processuali che lei ha dovuto sostenere.


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