Riforma avvocati: compensi minimi e nuove tutele
Redazione |

Riforma avvocati: compensi minimi e nuove tutele

Riforma forense, primo via libera al decreto: compensi minimi per i monocommittenti, tutele per i collaboratori e novità su accesso e disciplina

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo destinato a riformare l’ordinamento forense. Il provvedimento, proposto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e attuativo della legge delega n. 137/2026, interviene sulle condizioni di lavoro degli avvocati, sull’organizzazione professionale e sulle regole disciplinari.

Il testo dovrà ora essere sottoposto ai pareri parlamentari prima di tornare al Governo per l’approvazione definitiva.

Compensi minimi e protezione dei collaboratori

Tra le principali novità figura la disciplina della monocommittenza, pensata per i professionisti che lavorano in modo continuativo ed esclusivo per un unico committente. Per questi rapporti è previsto un compenso non inferiore ai parametri stabiliti con decreto ministeriale.

Viene regolamentata anche la collaborazione continuativa senza esclusiva, da formalizzare mediante contratto scritto. Sono inoltre previste misure di tutela in caso di gravidanza, maternità o paternità, adozione, malattia e infortunio.

Il compenso professionale dovrà essere concordato per iscritto al momento del conferimento dell’incarico e risultare adeguato alla natura e all’entità della prestazione. I parametri ministeriali saranno aggiornati ogni due anni, mentre ulteriori disposizioni mirano a facilitare il recupero dei crediti degli avvocati.

Segreto professionale e organizzazione degli studi

Lo schema di riforma ribadisce l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura, riconoscendone la funzione nella tutela dei diritti e nel corretto funzionamento della giustizia.

Particolare attenzione è riservata al segreto professionale, la cui protezione viene estesa alle diverse forme di documentazione e supporto, con deroghe circoscritte ai casi previsti.

L’attività forense potrà essere svolta individualmente oppure attraverso associazioni professionali, reti multidisciplinari e società tra avvocati. Per queste ultime, almeno due terzi del capitale e dei diritti di voto dovranno appartenere ad avvocati.

Il decreto individua inoltre specifiche attività di consulenza e assistenza legale stragiudiziale riservate ai professionisti iscritti, nel rispetto delle competenze attribuite alle altre professioni regolamentate.

Accesso alla professione e formazione

La riforma interviene anche sul percorso necessario per diventare avvocato. Il corso di formazione per i praticanti avrà una durata di dodici mesi e le prove scritte dell’esame di Stato saranno svolte con strumenti informatici.

Il tirocinio potrà essere effettuato per tutta la sua durata presso l’Avvocatura dello Stato o l’ufficio legale di un ente pubblico, secondo quanto previsto dal provvedimento.

L’obbligo di formazione e aggiornamento professionale diventerà annuale. È prevista inoltre l’istituzione di un albo unico degli esercenti la professione forense, comprendente anche gli avvocati degli enti pubblici, e di una figura dedicata alla consulenza legale in diritto estero.

Nuove regole per gli organi forensi

Le disposizioni riguardano anche la governance dell’avvocatura. I consigli degli ordini circondariali e il Consiglio nazionale forense avranno una durata in carica di tre anni, con un massimo di tre mandati consecutivi.

L’obiettivo dichiarato dal Governo è rendere più accessibile la professione, soprattutto per i giovani, e intervenire sulle difficoltà che interessano il settore.

Procedimenti disciplinari e riabilitazione

Lo schema di decreto modifica le regole dei procedimenti davanti ai consigli distrettuali di disciplina, rafforzando le garanzie difensive fin dalle prime fasi del procedimento.

Sono previste disposizioni sull’astensione e sulla ricusazione dei componenti e una modifica della durata minima della sospensione disciplinare, che viene fissata in un mese.

Il termine per impugnare le decisioni davanti al Consiglio nazionale forense viene portato a sessanta giorni dalla notificazione, con effetto sospensivo.

Tra le innovazioni figura anche la riabilitazione disciplinare, che consentirà di estinguere gli effetti delle sanzioni diverse dalla radiazione, alle condizioni previste dalla nuova disciplina.

L’iter della riforma

Il primo via libera del Consiglio dei ministri non conclude l’iter legislativo. Dopo l’acquisizione dei pareri parlamentari, il testo dovrà tornare al Governo per la deliberazione definitiva.

Le misure descritte riguardano pertanto uno schema di decreto ancora soggetto al completamento della procedura di approvazione. La loro concreta applicazione dipenderà dal testo definitivo e dalle eventuali modifiche introdotte durante l’iter.



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