Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: I Realy show? Sono fatti per scatenare risse verbali. Certe offese non sono reato

I reality show, secondo la Cassazione sono studiati proprio per "scatenare la rissa verbale" e per questo, le offese fatte in quel contesto, non costituiscono reato. Poco importa se l'offesa viene ripetuta fuori dal programma considerato che, annota la Cassazione, vi è una ""naturale tendenza del pubblico all'imitazione di quanto apparso in televisione". I giudici del palazzaccio (sentenza n. 37105/2009 della V sezione penale) pur rilevando che in questo genere televisivo i contrasti verbali siano divenuti oramai uno schema abusato, ha assolto un naufrago che partecipo' al reality show "Survivor". L'uomo era accusato di aver dato del "pedofilo" a un'altro concorrente perchè copriva di attenzioni una naufraga "molto piu' giovane di lui". La Corte ha confermato il giudizio della Corte d'Appello di Roma che aveva osservato che l'uso della parola 'pedofilo' era stato scherzoso tanto che il riferimento era proprio ad attenzioni rivolte da un concorrente ad una donna molto piu' giovane di lui, ma pur sempre adulta. E' vero che dopo il programma il naufrago offeso è stato preso in giro con quell'epiteto anche dagli amici, fuori dal programma, ma la Corte ha rilevato che anche i "pesanti sfotto' subiti" sono conseguenza "della notorieta' volontariamente acquisita dal naufrago con la partecipazione a quella trasmissione televisiva" che ha porta una "naturale tendenza del pubblico all'imitazione di quanto apparso in televisione".

Altre informazioni su questa sentenza

Il concorrente che si era sentito offeso dall'accaduto, ricorrendo in Cassazione aveva sostenuto di essersi sentito diffamato e ridicolizzato anche dopo l'episodio teletrasmesso. Piazza Cavour ha respinto il suo ricorso e evidenziato appunto come la caratteristica del reality show sia "quella di sollecitare il contrasto verbale tra i partecipanti". Uno schema oggi abusato ma che "anche a quell'epoca non poteva sfuggire ai soggetti direttamente coinvolti". Giusta, dunque, la conclusione della corte di merito secondo la quale "l'uso della parola 'pedofilo' era stato scherzoso. Poco importa, hanno aggiunto ancora gli ermellini il fatto che fosse un programma registrato e trasmesso in un secondo momento: "e' infatti irrilevante -hanno precisato- il mancato esercizio della facolta' di 'tagliare' la sequenza di cui si discute dal momento che se ne esclude la portata offensivo". Il reality oggetto della sentenza era una sorta 'Isola dei famosi' che si svolgeva nei Caraibi avente come partecipanti gente comune, sedici protagonisti in tutto.


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