Vittoria dei giornalisti FREELANCE avanti al Tar Lazio (di Ciro CENTORE) - Abbandona il padre in superstrada

Tar Lazio dà ragione ai giornalisti freelance
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di Paolo M. Storani - Caro Zibaldone,
Devi sapere che l'appuntamento di oggi con il diritto amministrativo porta il nostro... Anfitrione Prof. Ciro Centore ad occuparsi di professione giornalistica.
A proposito di notizie scovate come un segugio dall'angariato freelance, stavolta la notizia ce l'ho io: ieri pomeriggio verso le ore 15:30 mi sono imbattuto in una scena che mi ha lasciato basito.
Viaggiavo sulla comoda Superstrada che da Civitanova Marche porta verso l'entroterra.
All'altezza della splendida cittadina di Tolentino la mia attenzione è stata richiamata da una scena davvero insolita ed inquietante: un uomo anziano se ne stava appoggiato al guardrail dell'altra direzione di marcia, quella che porta al Mare Adriatico.
Era attonito, non chiedeva aiuto, nessun veicolo in panne nei paraggi.
Non sono nemmeno sicuro che stesse al precario riparo di una piazzola di sosta.
Fortunatamente un altro automobilista aveva telefonato subito alla polizia locale di Tolentino, che si è  prontamente attivata.
Mi ha poi colpito il commento di una lettrice del quotidiano online Cronache Maceratesi: "non si può abbandonare un padre come fosse un cane".
Sarà pure un modo di dire italiano, ma perché forse è lecito o comprensibile abbandonare i cani in auto o superstrada?
Ora la persona, un ottantenne, è tornata a casa e sta bene.
Mi interrogavo su quali sentimenti portano un figlio a simili gesti e non so darmi una risposta a pochi giorni dall'anniversario della morte del mio di padre, che se ne andò all'improvviso tra le mie braccia un giorno di quasi vent'anni fa.
Ammiro la moltitudine di visitatori di quel sito che possiede delle solide certezze.
Sarebbe forse proficua l'opinione di uno psichiatra.
Una rottamazione dell'anziano?
E perché la madre, invece, il tipo se l'era tenuta a bordo?
Un giorno, poi, trovai sulla mia corsia di scorrimento un'anziana signora e la feci salire: "guardi che così rischia di essere investita!".
Se ne andava a vendere qualche prodotto del suo campo a Macerata... grande tra vetture sfreccianti a pochi centimetri, incuranti della simpatica vecchina con cesta al seguito.
Ed ho ripensato a quella donna che per tanti anni veniva al bagno nel mio studio che all'epoca era al terzo piano di un palazzone.
Salutava, ringraziava la segretaria o me e lasciava una gradevole scia di profumo di funghi.
Non ho mai saputo come si chiamasse e perché avesse eletto il mio studio a bagno.
Ma non nascondo che quasi ogni mercoledì, giorno di mercato a Macerata, ripenso a lei e a quegli anni in cui i sentimenti tra le persone avevano maggior valore.
E quest'Italietta di certo meno arrogante funzionava molto meglio.

Buona lettura!

Il Tar Lazio ha annullato il tariffario delle migliaia di “giornalisti freelance”, ovvero di quei giornalisti che non sono inseriti, in forma e modalità stabile, negli apparati dei quotidiani e dei settimanali e così via. Chiamiamoli “liberi professionisti”. 
Raccolgono notizie ed elaborano le stesse, offrendole alle “testate”, maggiori o minori, a seconda delle richieste e degli interessi di pubblicazione.

Il “freelance” è ancora un giornalista spinto da “passione”.

Quasi un eroe del nostro tempo. 

Ha fiuto e va alla caccia, per la sua sopravvivenza, delle news “più appetitose” e “sconosciute".

Viene, purtroppo, pagato in termini che il più delle volte sono umilianti ed offensivi per la modestia delle somme proposte.

E accetta compensi che certamente non si correlano alla “qualità” e “quantità” degli elaborati e che violano clamorosamente il principio di “equità” fissato nell'art. 36 della Carta Costituzionale, principio secondo cui “ogni lavoratore va pagato per l'effettiva quantità e qualità del lavoro svolto”.

Il tariffario nazionale e in vigore, purtroppo, prospetta ed indica retribuzioni minime per il freelance che opera, nella qualità di “ collaboratore” di stampa, radio e tv, senza però ottenere quello equo compenso disposto dalla legge 233/2012. Si tratta di un tariffario “inadeguato” che prevede un pagamento minimo di €150,00 per un articolo di oltre tremila battute tra i giornali e i periodici diffusi a livello nazionale e addirittura €15,00, per ogni notizia pubblicata su di un sito internet.

Il Sindacato di categoria (USGF), da tempo protestatario per questi minimi e per questo tariffario “umiliante”, ha rivendicato una retribuzione al fine di consentire ai propri iscritti una “esistenza libera e dignitosa”. 

In linea e raccordo, per l'appunto, con l'art. 36 della Carta Costituzionale.

E ha portato la questione innanzi al TAR del Lazio. 
E i Giudici di questo Tribunale hanno “raccolto” il grido di dolore e dichiarato “nullo” il tariffario, appunto perchè, a suo giudizio, i parametri non sono proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto. 

Autore: Prof. Avv. Ciro Centore
(12/04/2015 - Law In Action - di P. Storani)
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