L'associazione professionale non basta per l'assoggettamento all'IRAP

La semplice condivisione di spazi e servizi non è sufficiente ad equiparare una libera associazione tra professionisti ad una autonoma organizzazione.
irap
L'esistenza di un'associazione professionale non basta per potersi esigere l'IRAP. Questo dice, in sostanza, la sentenza n. 1662/15 della Corte di Cassazione, (sez. VI civile-T) e cioè che la semplice condivisione di spazi e servizi non è sufficiente ad equiparare una libera associazione tra professionisti ad una autonoma organizzazione.

Conditio sine qua non, infatti, dell'assoggettabilità alla tassazione IRAP è appunto il requisito dell'autonoma organizzazione, nella quale un insieme di soggetti diversi condividano non solo i servizi e le spese ad essi relative ma anche i redditi degli altri soggetti coinvolti.

E' frequente, oggi, il caso in cui una pluralità di professionisti condividano un edificio, ciascuno tuttavia mantenendo separati i propri spazi o condividendo soltanto alcune aree di servizio dedicate alla stampa o al ricevimento dei clienti. In questo modo i singoli soggetti hanno l'opportunità di contenere alcune spese - come quelle di affitto o del personale per il centralino, per fare alcuni esempi - dividendole con altri.

Tuttavia, la sentenza stabilisce chiaramente che la mera associazione professionale non è assoggettabile a tassazione IRAP poiché mancherebbe proprio il requisito impositivo - vale a dire l'autonoma organizzazione - che si ravvisa soltanto nel caso in cui i singoli soggetti esercitino le rispettive professioni o arti in forma associata, partecipando gli uni ai redditi degli altri e non come nel caso della semplice associazione, nella quale ciascuno svolge la propria attività in maniera del tutto autonoma e trattiene per intero il reddito che ne deriva, senza alcuna condivisione di quello derivante dall'attività degli altri associati.
Cassazione: testo della sentenza 1662/2015
(12/02/2015 - G.C.)
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