Responsabilità medica: la giurisprudenza sul "consenso informato". All'interno anche i link alla guida e alla raccolta di articoli e sentenze

il c.d. 'consenso informato' non è solo un obbligo o un dovere che attiene alla buona fede nella formazione del contratto, bensì è elemento indispensabile per la validità del contratto
medici

L'informazione esatta sulle condizioni e sui rischi prevedibili di un intervento chirurgico o su un trattamento sanitario, ovvero il c.d. “consenso informato” non è solo un obbligo o un dovere che attiene alla buona fede nella formazione del contratto, bensì è elemento indispensabile per la validità del contratto stesso, che richiede un consenso consapevole del paziente, nonché elemento costitutivo della “protezione” garantita a livello costituzionale e dalle altre norme di diritto positivo, tese “ad aumentare le garanzie a favore dei consumatori del bene della salute”.

Con questo principio, affermato nella recente sentenza n. 19731 del 19 settembre scorso (v. articolo “Cassazione: se il paziente non è stato messo al corrente dei rischi, il consenso informato non è valido”), la Corte di Cassazione è tornata ad esprimersi in materia di responsabilità medica e, in particolare, sull'argomento molto dibattuto del “consenso informato”.

In realtà, la recente pronuncia della S.C. conferma un orientamento pressoché unanime, sancito anche dalle Sezioni Unite, secondo il quale “il fondamento del consenso informato, viene ad essere configurato come elemento strutturale dei contratti di protezione, quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario. In questi gli interessi da realizzare attengono alla sfera della salute in senso ampio, di guisa che l'inadempimento del debitore della prestazione di garanzia è idonea a ledere diritti inviolabili della persona cagionando anche pregiudizi non patrimoniali” (Cass. SS.UU. n. 26973/2008).

Ripercorrendo la stessa ragion d'essere del consenso informato, la terza sezione civile della Cassazione ha affermato che la “finalità dell'informazione che il medico è tenuto a dare è quella di assicurare il diritto all'autodeterminazione del paziente, il quale sarà libero di accettare o rifiutare la prestazione medica” (Cass. n. 19220/2013).

Così il consenso informato si configura, in sostanza, come un vero e proprio diritto della personache trova fondamento nei principi espressi nell'articolo 2 della Costituzione, che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli articoli 13 e 32 della Costituzione, i quali stabiliscono che la libertà personale è inviolabile e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (Cass. n. 20984/2012).

Per tali ragioni, il consenso deve possedere i seguenti requisiti, sanciti dalle diverse pronunce della Corte di legittimità: deve essere sempre “completo” ed “effettivo”; deve provenire dal paziente in modo “specifico ed esplicito”; deve essere, nei limiti del possibile, “attuale” e “informato”, ovvero consapevole, dovendo basarsi su informazioni dettagliate fornite dal medico, sul quale, a fronte di un'eventuale allegazione di inadempimento da parte del paziente, incombe l'onere di provare di avere adempiuto tale obbligazione (vai alla guida sul consenso informato e alla raccolta di articoli e sentenze sul consenso informato).  

Quanto alle modalità dell'informazione, la giurisprudenza ha avuto modo diverse volte di ribadire che la stessa deve sostanziarsi in spiegazioni dettagliate e complete, adeguate al livello culturale del paziente, con l'adozione di un linguaggio che tenga conto del suo stato soggettivo e del bagaglio di conoscenze di cui dispone, in grado di informare sui possibili effetti negativi di una terapia o di un trattamento chirurgico, sulle possibili controindicazioni e sulla gravità degli effetti (Cass. Pen. n. 37077/2008) non potendo bastare le indicazioni su un modulo prestampato e una firma, ma occorrendo invece un colloquio del medico con il paziente (cfr. ex multis, Cass. n. 19220/2013).

Solo il valido consenso del paziente, espresso a seguito della completa informazione da parte del medico, fa da presupposto alla liceità dell'attività medico-chirurgica (salvo casi eccezionali in cui il malato non sia in grado, per le sue condizioni di prestare un “qualsiasi” consenso o dissenso, ovvero dove sussista lo stato di necessità di cui all'art. 54 c.p.), per cui la mancanza o l'invalidità del consenso informato - anche laddove si sia di fronte all'intervento chirurgico “perfetto”  (Cass. n. 16543/2011) o ad eventi straordinari  (Cass. n. 27751/2013) - determina l'arbitrarietà del trattamento medico-chirurgico e la sua rilevanza, sia civile che penale, “in quanto posto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo” (Cass. Pen. n. 2347/2014). 

(16/10/2014 - Marina Crisafi)
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