Sei in: Home » Articoli

Pensioni di reversibilitÓ: le vedove sono due? La quota maggiore pu˛ anche andare al coniuge il cui matrimonio Ŕ durato meno

tradimento id8854
In materia di pensioni di reversibilitÓ, con sentenza n. 25174, depositata il 28 novembre 2011, la Corte di Cassazione ha stabilito che, nel riparto della pensione di reversibilitÓ tra le due vedove, Ŕ anche possibile attribuire la quota maggiore al coniuge il cui matrimonio ha avuto una durata minore. Il criterio temporale infatti, spiega la Corte, non si risolve nell'impossibilitÓ di attribuire una maggiore quota di pensione "al coniuge il cui matrimonio sia stato di minore durata, fermo restando il divieto di giungere, attraverso la correzione del medesimo criterio temporale, sino al punto di abbandonare totalmente ogni riferimento alla durata dei rispettivi rapporti matrimoniali. Insomma secondo gli Ermellini, non Ŕ detto che una maggiore durata del matrimonio corrisponda ad un assegno pi¨ cospicuo. Secondo la ricostruzione della vicenda, la Corte territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, aveva attribuito alla prima moglie il 93% della pensione di reversibilitÓ del defunto ex coniuge, ritenendo, diversamente dal primo giudice, che in forza della sentenza di primo grado, era titolare di assegno divorzile, ed inoltre, che la quota a lei spettante della pensione di reversibilitÓ dell'ex marito, dovesse stabilirsi unicamente in base al criterio della durata legale di rapporti matrimoniali (27 anni per la prima moglie, 2 anni per la seconda). Investita della questione la Corte di Cassazione ha invece spiegato che il criterio temporale non deve essere l'unico criterio a guidare la ripartizione del trattamento di reversibilitÓ, infatti, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, il riparto - ha spiegato la prima sezione civile - deve essere effettuato, oltre che sulla base del criterio della durata del rapporto matrimoniale, anche ponderando ulteriori elementi - da utilizzare eventualmente quali correttivi del criterio temporale e da individuare nell'ambito dell'articolo 5 della legge n. 898 del 1970 -, funzionali allo scopo di evitare che il primo coniuge sia privato dei mezzi indispensabili per il mantenimento del tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare nel tempo l'assegno di divorzio ed il secondo sia privato di quanto necessario per la conservazione del tenore di vita che il ôde cuiusö gli aveva assicurato in vita.
In quest'ambito, deve escludersi che l'applicazione del criterio temporale si risolva nell'impossibilitÓ di attribuire una maggiore quota di pensione al coniuge il cui matrimonio sia stato di minore durata, fermo restando il divieto di giungere, attraverso la correzione del medesimo criterio temporale, sino al punto di abbandonare totalmente ogni riferimento alla durata dei rispettivi rapporti matrimoniali.
Consulta testo sentenza n. 25174/2011
Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF
(10/12/2011 - Luisa Foti)
Le pi¨ lette:
» Multe: quando scadono?
» Catene di Sant'Antonio su Whatsapp: chi c'Ŕ dietro e chi ci guadagna
» Avvocati: gli errori che rischiano di ostacolare la carriera
» Terremoto: ecco dove finiscono i soldi degli sms di solidarietÓ
» Isee: il software Inps per calcolarlo online
In evidenza oggi.
Avvocati: mantenimento alla ex moglie che ha lasciato la toga
Per la Cassazione se la professione Ŕ abbandonata per curare gli interessi del marito, l'assegno va corrisposto anche se il matrimonio Ŕ stato breve
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss
Print Friendly and PDF