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Cenni introduttivi in materia di mediazione familiare

Mediazione familiare - Introduzione - Approfondimento - Associazioni - Bibliografia

La mediazione vista come attività di conciliazione nelle dispute tra cittadini nella vita contemporanea, non è certo una innovazione.
Già dal tempo degli antichi romani Menenio Agrippa cercava di indurre alla “conciliazione” patrizi e plebei tentando di dimostrare loro come entrambi fossero complementari nella società dell’epoca.
Successivamente, presso altre culture, specie in quelle orientali, quando i membri della comunità erano in disaccordo veniva convocata l’assemblea degli anziani, i quali valutavano la questione ed eleggevano tra loro un “capo” che rivestiva il ruolo di mediatore tra i contendenti e in tale veste li sollecitava a trovare un’intesa.
In epoca moderna assistiamo ad una importante evoluzione del fenomeno della conciliazione come, ad esempio, nell’ambito del diritto del lavoro ove tale prassi è obbligatoriamente prevista dall’art.410 c.p.c..
E’ innegabile che il legislatore abbia potenziato tali istituti nell’ottica dell’economia processuale, ovvero al fine di ottenere uno snellimento del contenzioso instaurato dinanzi all’Autorità Giudiziaria che, come è noto, non riesce a gestire in tempi accettabili le controversie legali; ma è altrettanto evidente che a livello sociale l’accordo voluto dalle parti e da loro posto in essere rappresenti la garanzia maggiore per il rispetto del suo contenuto.
Nella predisposizione dello stesso, infatti, vi è un mediatore imparziale che aiuta le parti a valutare le varie opzioni e insegna loro che il modo migliore per risolvere il conflitto non è lo scontro frontale, bensì l’impegno e la responsabilità nell’individuare le origini del problema.
Le parti così coinvolte ottengono in breve un accordo in grado di soddisfare il più alto numero di bisogni reciproci.
Persegue lo stesso obiettivo la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 che, intervenuta di recente per riformare alcune norme del codice civile relative al diritto di famiglia, ha espressamente previsto il ricorso alla figura del mediatore da parte dei coniugi in via di separazione.
Il novellato art. 155 sexies del c.c. prevede, infatti, che il giudice possa consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.
Il compito del mediatore, tuttavia, non è solo quello di intervenire per riorganizzare le relazioni familiari ma anche di aiutare i coniugi a trovare gli strumenti con i quali far fronte ad una coniugalità perduta e mantenere inalterata la loro responsabilità genitoriale.
Più precisamente la mediazione familiare nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 e da qui si diffonde in Canada e, successivamente, in tutta l’Europa occidentale, specie nei paesi di lingua inglese e francese, facendosi strada in Italia solo a partire dagli anni ’90 e ciò in seguito all’incremento del numero delle separazioni e dei divorzi.
Essa opera quale processo attraverso il quale i genitori in via di separazione, separati o divorziati, si rivolgono liberamente ad un terzo neutrale, il mediatore, per ridurre gli effetti distruttivi di un grave conflitto che interrompe o disturba la comunicazione tra loro.
"La mediazione familiare, in materia di divorzio o di separazione, è un processo in cui un terzo, neutrale e qualificato, viene sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla separazione nel rispetto del quadro legale esistente.
Il ruolo del mediatore familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un accordo durevole e mutuamente accettabile tenendo conto dei bisogni di ciascun componente della famiglia e particolarmente di quelli dei figli in uno spirito di corresponsabilità ed uguaglianza dei ruoli genitoriali (APMF, Code de deontologie, 1990; pag. 1-2; in Introduzione alla mediazione familiare, John M. Heynes e Isabella Buzzi, Milano, Giuffré editore, 1996, pag. 9).
In tal modo si consente ai figli di vivere in un contesto familiare più sereno e di avere dei genitori che, seppur separati o divorziati, continuano ad occuparsi responsabilmente di loro e ad essere un punto di riferimento stabile nella loro crescita.
L’obiettivo del processo di mediazione è quello di raggiungere un accordo scritto e firmato da tutte le parti coinvolte che verrà sottoposto all’avvocato affinché possa verificarne la conformità del contenuto alla legge e, successivamente, presentarlo al magistrato per l’omologa.
Ovviamente stante la mutevolezza dei rapporti familiari e dei bisogni espressi dai suoi membri è possibile che si renda necessaria una revisione dell’accordo alla quale le parti potranno provvedere ogni qual volta non lo ritengano più rispondente alle proprie necessità e, soprattutto, a quelle dei figli.

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