Il contratto di compravendita

Indice della guida
(A cura di: Avv. Valeria Zatti)

Il contratto di compravendita, ai sensi dell'art. 1470 c.c., è quello mediante il quale una parte (che viene definita “venditore” o “alienante”), trasferisce la proprietà di un bene o altro diritto a un'altra parte (chiamata “compratore” o “acquirente”), la quale si obbliga a pagare un corrispettivo detto “prezzo”.

La compravendita è un negozio di origini remote che, pur affondando le sue radici in epoche ben più lontane, può riconoscere la emptiovenditio dei Romani come suo “progenitore” già notevolmente evoluto e piuttosto simile alla configurazione attualmente riservata a tale istituto dal nostro codice civile. Quest'ultimo disciplina la “vendita” (così è testualmente definita la figura in esame dal nostro codice civile) all'interno del libro quarto “delle obbligazioni”, e, più in particolare, dedicandole il primo capo (a testimonianza dell'importanza da sempre riconosciuta a tale negozio), in seno al titolo terzo, che detta le regole applicabili ai singoli contratti, di volta in volta presi in considerazione.

Caratteri tipici

Come emerge già dalla definizione codicistica, è bene evidenziare fin da ora che il carattere della corrispettività è essenziale: la compravendita è un contratto a titolo oneroso, poiché entrambe le parti (venditore o alienante; compratore o alienatario) ricevono un vantaggio economico dalla loro prestazione, consistente nel pagamento di un prezzo determinato o determinabile, pena la nullità del contratto (artt. 1473-1474 c.c.).

Pertanto, è imprescindibile, perché si versi nell'ipotesi del contratto tipico de quo che il compratore si impegni a pagare un prezzo espresso e corrisposto in quantità di moneta: nel caso in cui, infatti, la controprestazione avesse ad oggetto un bene di altro tipo, si tratterebbe di “permuta”, la quale consiste, appunto, nello scambio di cosa contro cosa (negozio meglio noto con il nome di “baratto”).

Oltre alla necessaria onerosità, altra caratteristica fondamentale del contratto in esame è che trattasi di negozio “consensuale”, poiché si perfeziona al semplice raggiungimento dell'accordo tra le parti (secondo il principio consensualistico di cui all'art. 1376 c.c. e, nello specifico, all'art. 1465 c.c.), il quale risulta di per sé sufficiente alla valida conclusione del contratto, senza che sia necessaria la consegna della cosa (a differenza dei contratti “reali”, come il deposito o il comodato). Nella prassi si rinvengono, inoltre, sempre più spesso ipotesi di perfezionamento automatico (basta pensare, a titolo esemplificativo, all'acquisto di beni tramite distributori automatici, ecc.).

Nota distintiva della compravendita, infine, è l'esistenza di un vincolo sinallagmatico, dato che le prestazioni sono corrispettive, nel senso che trovano la loro causa l'una nell'altra. Da tale connotazione derivano molteplici conseguenze giuridiche, tra cui la piena applicabilità dell'istituto della risoluzione (si veda, in proposito, la trattazione sul contratto in generale).

Effetti della vendita

L'effetto che scaturisce dalla conclusione dell'iter di perfezionamento dell'accordo negoziale, di regola, è il trasferimento del diritto dal venditore al compratore: per questo si dice che il contratto de quo è, normalmente, “a effetti reali”. Ove la res, oggetto del contratto di compravendita, sia generica, l'effetto traslativo è prodotto con l'individuazione, effettuata di norma con la consegna all'acquirente, ovvero, nel caso in cui si tratti di merci da trasportare, con la consegna al vettore.

È opportuno precisare, tuttavia, che vi sono casi in cui l'effetto traslativo, ossia l'acquisto del diritto da parte dell'acquirente, è differito a un momento successivo al perfezionamento dell'accordo e l'unico effetto che si determina fin dalla stipula del contratto è il sorgere di uno a o più obbligazioni, solitamente in capo all'alienante, cui corrispondono speculari diritti di credito in capo all'acquirente: si tratta delle c.d. “vendite a effetti obbligatori”, anche definite, con terminologia meno propria, “vendite obbligatorie”, sulle quali ci si soffermerà in prosieguo (si pensi all'ipotesi di vendita di cosa “futura”, nel senso che ancora deve venire ad esistenza oppure alla vendita di cosa “altrui”, nel senso che, al momento del perfezionamento dell'accordo, non è ancora, in tutto o in parte, di proprietà del venditore).

La forma

Per quanto attiene alla forma, essa è, di regola, libera, nel senso che può anche manifestarsi oralmente o per comportamenti concludenti.

In alcune ipotesi, tuttavia, riferite alla natura dell'oggetto di scambio, la legge impone la forma scritta ad substantiam, a pena di nullità (atto pubblico, scrittura privata autenticata, ecc.): è il caso, ad esempio, del trasferimento della proprietà di cose immobili (cfr art. 1350 c.c.).

Obbligazioni del venditore »
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