Il contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro)

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A cura di: Aldo Carpineti - (Indice della guida)

Nel recente passato il diritto del lavoro prevedeva la possibilità di instaurare, in alternativa al contratto dipendente, quello di collaborazione coordinata continuativa (meglio conosciuto e più famigliarmente detto co.co.co.). La scelta di questa forma contrattuale, nella pratica, risultò spesso elusiva dell’instaurazione del rapporto di dipendenza: il co.co.co., in sostanza, veniva utilizzato per dar luogo ad un rapporto di lavoro che aveva tutte le caratteristiche di fatto di quello del lavoro dipendente, senza rispettarne le tutele e la disciplina giuridica (cosiddetto lavoro parasubordinato). Nello spirito di sanare questa contraddizione, intervenne il D.Lgs. 276/2003 che sostituì la figura contrattuale del co.co.co. con quella del co.co.pro, prevedendo altresì la confluenza delle situazioni contrattuali di collaborazione continuativa in atto in collaborazioni a progetto.La differenza sostanziale fra le due ipotesi va collegata alla considerazione che attraverso la formula in vigenza prima del 2003 si instaurava un rapporto di lavoro senza limiti di tempo, mentre, al contrario, la disciplina attuale prevede per il rapporto una “durata” collegata con l’espletamento di uno o più progetti produttivi specifici o di un programma di lavoro o fase di esso. Non più, dunque, una generica continuatività, ma un riconducibilità ad un preciso momento collaborativo definito anche nel tempo oltre che nella sue individuate fasi e realizzazioni.Il co.co.pro va considerato un rapporto di lavoro autonomo piuttosto che subordinato e quindi realizzabile da parte del prestatore di lavoro in un ambito di sostanziale autonomia, pur nel rispetto delle finalità previste dal committente e dall’ottenimento di un preciso risultato da questo desiderato e preteso e al quale l’attività del lavoratore tende come finalità. Il principio della coordinazione diventa quindi, di fatto e di diritto, meno coinvolgente rispetto alla disciplina previgente, almeno quanto alla situazione di controllo e di organizzazione da parte dell’imprenditore.L’elemento fondamentale e non rinunciabile è costituito dalla presenza di un “progetto” o di un “programma di lavoro” o “fase di esso” che deve risultare nella stessa scrittura di instaurazione del rapporto, pur avendo valore ad probationem e non ad substantiam: ciò significa che se la lettera del contratto non prevede il progetto, grava sul committente l’onere della prova della sua esistenza e, al contrario, se il progetto è previsto nella scrittura, dovrà essere il lavoratore a provarne l’inesistenza. Ma un rapporto rimarrà comunque presente. Questi particolari non sono di puro dettaglio perché, nel momento in cui la previsione di un progetto risulta fittizia, il rapporto si trasforma fin dal suo inizio in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con tutte le conseguenze giuridiche del caso.Le altre caratteristiche tipologiche sono da individuarsi nella determinabilità del corrispettivo economico in riferimento alla quantità e qualità del lavoro eseguito; nella non esclusività della prestazione, di talché il lavoratore potrà prestare la propria opera contemporaneamente per più committenti, sempre che il contratto individuale non preveda una clausola diversa; nella sospensione del rapporto in caso di gravidanza, malattia, infortunio; nella necessaria applicazione delle norme relative all’igiene e alla sicurezza sul lavoro, se il rapporto ha attuazione nei luoghi di lavoro del committente; nella estinzione del rapporto nel momento in cui il progetto è giunto ad attuazione; nella possibilità di stipulare, alla fine, un altro rapporto a progetto, purché la circostanza non abbia finalità elusive rispetto al lavoro dipendente. Inoltre, con la legge 296/2006 si è attribuita al co.co.pro. la disciplina riguardante l’erogazione dell’indennità di malattia a carico dell’INPS che il D.Lgs. 276/2003 limitava ai soli casi di degenza ospedaliera.Nella considerazione che nei call center più frequentemente che in altri ambiti la disciplina descritta può essere più facilmente elusa, il Ministero del Lavoro, di concerto con INPS e INAIL, ha previsto per queste realtà di lavoro formalità più strettamente cogenti.
Aldo Carpineti (www.aldocarpineti.it -  aldocarpineti@aldocarpineti.it)
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