Diritto di Famiglia

Unioni civili: agli avvocati i nuovi contratti di convivenza

Il ddl Cirinnà prevede che i rapporti patrimoniali tra conviventi possano essere regolati con atto pubblico o scrittura privata sia dai notai che dagli avvocati
omosessuali

di Marina Crisafi - Ai conviventi basterà recarsi da un avvocato (e non per forza da un notaio) per regolare i propri rapporti patrimoniali con apposito contratto. A prevederlo espressamente è il testo del maxiemendamento al ddl Cirinnà approvato nei giorni scorsi al Senato e ora alla Camera per l'esame definitivo (leggi: "Niente fedeltà e divorzi lampo: ecco il primo sì alle unioni civili").

Al comma 50, il testo del ddl prevede infatti che "i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune, con la sottoscrizione di un "contratto di convivenza".

Il successivo comma 51 dispone, invece, che "il contratto di cui al comma 50, le sue modifiche e la sua risoluzione, sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative ed all'ordine pubblico".

La norma accoglie l'appello della stessa avvocatura che ancor prima dell'approdo in aula per la discussione aveva sollecitato il Parlamento al fine di estendere i poteri di stipula e autentica sui nuovi contratti anche ai legali, al fine di evitare i costi elevati che sarebbero derivati per le unioni civili, giacché nel testo originario era previsto soltanto che i notai potessero stipulare i contratti di convivenza (leggi: "Unioni civili, anche gli avvocati devono poter registrare i contratti"). 

Una scelta che ha ricevuto il plauso da parte del Consiglio Nazionale Forense per il "riconoscimento della funzione istituzionale e sociale dell'avvocatura" con l'affidamento ai professionisti forensi di "funzioni di estrema rilevanza come quella di contribuire, grazie alla scrittura privata da loro autenticata, alla redazione dei nuovi contratti di convivenza". 

"Con il contributo e l'impegno dell'avvocatura – conclude la nota del Cnf - potranno essere stipulati accordi formali e vincolanti idonei a tutelare i valori affettivi di tutte le persone ed in particolare dei

più deboli". 

(29/02/2016 - Marina Crisafi)
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