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L'azione di arricchimento senza causa

Indice della guida: Definizione - la mancanza di giusta causa - il nesso di causalità - la sussidiarietà dell'azione - la misura dell'indennizzo - la prescrizione
Donna seduta con sullo sfondo un cielo con poche nuvole e il simbolo dell'euro
Avv. Laura Bazzan

Ai sensi dell'art. 2041 c.c., chi si sia arricchito, senza una giusta causa, a danno di un'altra persona, è tenuto ad indennizzare quest'ultima della correlativa diminuzione patrimoniale nei limiti dell'arricchimento stesso ovvero a restituire in natura la cosa determinata oggetto dell'arricchimento, se questa sussiste al tempo della domanda. Si tratta di una disposizione a carattere generale e residuale, i cui presupposti oggettivi sono costituiti: dall'arricchimento di un soggetto e dal conseguente impoverimento di un altro soggetto, dall'unicità del fatto causativo della locupletazione e del depauperamento, dall'assenza di una causa giustificatrice dello squilibrio patrimoniale realizzatosi, dall'inesistenza di un altro rimedio giudiziale messo a disposizione dall'ordinamento.


La mancanza di giusta causa e il nesso di causalità tra locupletazione e depauperamento


La mancanza di giusta causa, evidentemente, non può sussistere quando lo squilibrio economico in favore di una parte e a danno dell'altra si sia verificato con il consenso della parte che si ritiene pregiudicata. L'assenza di una causa giustificatrice, più precisamente, non può essere identificata con il danno soggettivamente ingiusto sofferto dal depauperato ma deve essere accertata in riferimento alla posizione giuridica dell'arricchito. In proposito, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare come l'arricchimento possa consistere anche in un risparmio di spesa "purché si tratti sempre di risparmio ingiustificato, nel senso che la spesa risparmiata dall'arricchito debba essere da altri sostenuta senza ragione giuridica" (Cass. civ., 04.06.2013, n. 20226). La prova della sussistenza del nesso causale tra l'impoverimento e l'arricchimento incombe sull'attore che lamenta il depauperamento; in assenza di tale prova la domanda non può essere accolta e il rimedio dell'indennizzo riconosciuto dall'actio de in rem verso non può essere concesso.


La sussidiarietà


Il carattere sussidiario rende l'azione di arricchimento ingiustificato inammissibile ogniqualvolta il soggetto che ha sofferto la diminuzione patrimoniale abbia l'astratta possibilità di esercitare un'altra azione diretta; di conseguenza, se l'attore disponeva comunque di un'azione prescrittasi o dalla quale è decaduto, la domanda ex art. 2041 c.c. non può trovare accoglimento. In riferimento all'ambito di applicabilità dell'art. 2042 c.c., la giurisprudenza ha altresì avuto modo di rilevare che "l'azione di arricchimento può essere proposta, in via subordinata rispetto all'azione contrattuale proposta in via principale, soltanto qualora quest'ultima sia rigettata per un difetto del titolo posto a suo fondamento, ma non anche nel caso in cui sia stata proposta domanda ordinaria, fondata su titolo contrattuale, senza offrire prove sufficienti all'accoglimento, ovvero in quello in cui tale domanda, dopo essere stata proposta, non sia stata più coltivata dall'interessato" (Cass. civ., 13.03.2013, n. 6295).


La misura dell'indennizzo


La funzione dell'indennizzo è quella di reintegrare il patrimonio del soggetto che ha subìto l'ingiusta diminuzione; qualora l'arricchimento di controparte abbia assunto la forma di una cosa determinata ex art. 2041 c. 2 c.c., l'obbligo di corrispondere l'indennizzo non viene meno se nonostante la restituzione permane nel patrimonio del beneficiario un arricchimento correlato alla diminuzione altrui (crf. Cass. civ., 30.05.2000, n. 7194). La misura concreta dell'indennizzo deve essere unicamente rapportata alla diminuzione patrimoniale patita e non anche al lucro cessante; in quanto credito di valore, inoltre, la liquidazione dell'indennizzo deve essere effettuata "alla stregua dei valori monetari corrispondenti al momento della relativa pronuncia ed il giudice deve tenere conto della svalutazione monetaria sopravvenuta fino alla decisione, anche di ufficio, a prescindere dalla prova della sussistenza di uno specifico pregiudizio dell'interessato dipendente dal mancato tempestivo conseguimento dell'indennizzo medesimo. La somma così liquidata produce interessi compensativi, i quali sono diretti a coprire l'ulteriore pregiudizio subito dal creditore per il mancato e diverso godimento dei beni e dei servizi impiegati nell'opera, o per le erogazioni o gli esborsi che ha dovuto effettuare, e decorrono dalla data della perdita del godimento del bene o degli effettuati esborsi, coincidente con quella dell'arricchimento" (Cass. civ., 28.01.2013, n. 1889).


La prescrizione


L'azione di arricchimento ingiustificato è sottoposta all'ordinario termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2946 c.c. che, ai sensi dell'art. 2935 c.c., inizia a decorrere dal giorno in cui può essere fatto valere il diritto alla ripetizione; il dies a quo, pertanto, coincide con il giorno in cui è avvenuto l'ingiustificato pagamento che ha determinato l'arricchimento del beneficiario e la correlativa diminuzione patrimoniale di controparte.
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(09/06/2015 - Avv. Laura Bazzan)
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