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Espropriazione mobiliare presso il debitore

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Espropriazione mobiliare presso il debitore

L'esecuzione mobiliare è regolamentata dagli artt. 513 e ss. del codice di procedura civile. Si tratta della procedura giudiziaria attraverso la quale il creditore chiede il pignoramento dei beni mobili del debitore da destinare alla vendita al fine di ricavare quanto necessario alla sua soddisfazione. In questo caso il creditore ha la necessità di recuperare coattivamente dal debitore inadempiente la somma predeterminata di un credito.

Secondo quanto prevedono le norme generali in tema di espropriazione, il creditore provvede a far notificare al debitore il precetto con cui gli intima il pagamento, entro dieci giorni, delle somme a lui dovute pena l'esecuzione

forzata, unitamente al titolo esecutivo che attesta l'esistenza del credito. Trascorso inutilmente il temine previsto dal precetto, si procede con il pignoramento dei beni mobili del debitore.

L'ufficiale giudiziario, munito di titolo esecutivo e di precetto, può iniziare la ricerca di quei beni mobili non considerati impignorabili dalla legge. La ricerca può avvenire presso l'abitazione del debitore, presso altri luoghi a lui appartenenti e sulla sua persona. I beni pignorabili dall'ufficiale giudiziario sono appunto beni mobili, denaro e titoli di credito. Per realizzare il pignoramento è sufficiente che i beni appartengano al debitore ossia che si trovino in luoghi di cui il debitore ha la disponibilità. Non è necessario verificarne la proprietà. L'ufficiale giudiziario può richiedere l'assistenza della forza pubblica nel caso abbia bisogno di aprire porte o ripostigli, di tenere eventualmente a bada il debitore o terzi, oppure se ha la necessità di allontanare persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento (art. 513 c.p.c.).

La legge indica espressamente alcuni beni mobili come impignorabili in modo assoluto. Si tratta di quei beni che hanno per il debitore un determinato valore religioso, oppure che garantiscono il sostentamento a sè e alla propria famiglia, le cose che sono indispensabili per rendere la vita di una persona dignitosa,  infine i beni che consentono al debitore di continuare ad esercitare la propria attività lavorativa. L'impignorabilità assoluta può essere eccepita solo dall'esecutato attraverso l'opposizione all'esecuzione nelle forme previste dall'art. 615 c.p.c., mentre non può rilevarla il giudice, d'ufficio (art. 514 c.p.c.).

Durante l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario deve individuare quei beni che egli ritiene di facile e pronta liquidazione, limitatamente al valore di quanto precettato aumentato della metà. In definitiva l'ausiliario del giudice deve pignorare le cose che possano più facilmente essere vendute e che presumibilmente permetterebbero di realizzare la somma dovuta al creditore, comprensiva di tutte le spese di giustizia annesse. Pertanto sono preferiti il denaro contante, i gioielli, i titoli di credito (art. 517 c.p.c.).

L'atto di pignoramento viene redatto direttamente dall'ufficiale giudiziario e consiste in un verbale in cui questi descrive le operazioni compiute, i beni pignorati, il loro stato e la stima del loro valore, le disposizioni impartite per la loro conservazione. Nel pignoramento l'ufficiale giudiziario deve anche intimare al debitore di non sottrarre i beni. Entro 24 ore dal compimento delle operazioni, l'ufficiale deposita presso la cancelleria del giudice dell'esecuzione (GE) competente per territorio, l'atto di pignoramento, unitamente al titolo esecutivo e al precetto. Il cancelliere forma il relativo fascicolo a cui assegna un numero di ruolo (art. 518 e ss. c.p.c.).

Se nel frattempo altri soggetti vantano un diritto di credito nei confronti del medesimo debitore, essi possono intervenire nella procedura esecutiva partecipando alla ripartizione di quanto si ricaverà dalla vendita dei beni pignorati (artt. 525 e ss. c.p.c.). 

Decorsi 10 giorni dal pignoramento, ex art. 501 c.p.c., il creditore può chiedere al giudice, con apposita istanza, che venga distribuito il denaro pignorato o che vengano venduti i beni. Il GE può, quindi, disporre che la vendita avvenga mediante l'istituto di vendite giudiziarie oppure al pubblico incanto. La somma così ricavata viene ripartita tra tutti i creditori intervenuti (artt. 529 e ss. c.p.c.) .

Vedi anche:

Quali beni non possono essere pignorati?


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