La sicurezza sui luoghi di lavoro

Ecco come è disciplinata e garantita dalla legge la sicurezza sui luoghi di lavoro, con le principali previsioni del Testo Unico del 2008 (D.lgs. n. 81/2008)

  1. Il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro
  2. Gli obblighi di sicurezza per i datori di lavoro
  3. Vigilanza e controlli
  4. Il contrasto al lavoro irregolare
  5. Il medico competente
  6. Sicurezza sul lavoro nell'appalto
  7. La valutazione dei rischi
  8. Il modello di gestione e organizzazione
  9. Informazione e formazione ai lavoratori sulla sicurezza

Il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro

La sicurezza sui luoghi di lavoro è regolamentata dal Testo Unico 81 del 2008, che ha abrogato la precedente legge 626 del 1994.

Tale disciplina rappresenta quindi il principale punto di riferimento per garantire ai lavoratori un ambiente lavorativo salubre e sicuro, stabilendo tutte le misure preventive a tal fine indispensabili e necessarie per ridurre al minimo i rischi connessi al lavoro. 

Le misure per assicurare la sicurezza sul lavoro

Il Testo Unico, più nel dettaglio, illustra le misure necessarie per assicurare la tutela della sicurezza sul posto di lavoro. Esse presuppongono, tra l’altro, una formazione adeguata per i dirigenti, i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori; il controllo sanitario dei dipendenti; la programmazione e la messa in atto di misure finalizzate ad assicurare la sicurezza sul lavoro, anche adottando buone prassi; la sostituzione di eventuali oggetti pericolosi con oggetti meno pericolosi; la valutazione di eventuali rischi per l’incolumità delle persone, e, di conseguenza, la riduzione del numero di persone esposte a tali rischi. Non solo: viene sancita anche l’obbligatorietà di un’azione di prevenzione, finalizzata a dare una conoscenza adeguata ai lavoratori dei loro diritti.

Il Testo unico, poi, impone di limitare l’uso di agenti fisici, chimici e biologici, di adottare segnali di avvertimento e di educare i lavoratori a tutte le misure di emergenza che è necessario mettere in atto in caso si renda necessaria l’evacuazione (per esempio in caso di incendio) o per il primo soccorso. Tutti gli ambienti, gli impianti e le attrezzature devono essere mantenute in maniera che siano conformi alle indicazioni delle case produttrici, e inoltre i lavoratori non devono in alcun modo sostenere alcun onere finanziario o pagamento per la messa in atto delle misure riguardanti l’igiene, la sicurezza e la salute sul lavoro.

Gli obblighi di sicurezza per i datori di lavoro

I dirigenti e i datori di lavoro, naturalmente, sono tenuti a rispettare tutta una serie di obblighi. 

Ecco i più rilevanti:

• fornire dispositivi di protezione ai lavoratori;

• tenere conto delle condizioni e delle capacità dei lavoratori nel caso in cui vengano loro affidati compiti e designati per attuare e mettere in pratica misure di prevenzione quali evacuazione del luogo di lavoro, lotta anti-incendio, primo soccorso, salvataggio e gestione dell’emergenza;

• nominare un medico competente che si occupi della sorveglianza sanitaria;

• prendere tutti i provvedimenti necessari affinché possano accedere a zone pericolose (o che comunque presuppongono un rischio specifico) solo i lavoratori che abbiano un addestramento specifico; 

• informare i lavoratori eventualmente esposti a un pericolo grave in maniera immediata; 

• permettere ai lavoratori di effettuare la visita medica obbligatoria prevista dai piani di sorveglianza sanitaria; 

• richiedere a tutti i lavoratori di rispettare le disposizioni aziendali e le norme vigenti relative all’igiene e alla sicurezza sul lavoro, imponendo loro, per esempio, di utilizzare tutti i dispositivi e i mezzi di protezione, sia individuali che collettivi, a loro disposizione; 

• adottare tutte le misure appropriate per tenere sotto controllo le situazioni di emergenza;

• avvisare i lavoratori di eventuali rischi a cui sono esposti.

Il servizio di protezione e prevenzione

Compito del datore di lavoro è organizzare e predisporre il servizio di protezione e di prevenzione all’interno dell’unità produttiva, incaricando – se necessario – servizi esterni o persone provenienti da organismi paritetici. In ogni caso, gli addetti a tali servizi (vai alla guida Il responsabile dei servizi di prevenzione e protezione - Rspp) devono essere in possesso dei requisiti professionali e delle capacità indispensabili per la corretta esecuzione della loro mansione, e in più devono essere in numero adeguato in considerazione delle peculiarità dell'azienda. 

Altri doveri del datore di lavoro

Dovere del datore di lavoro, inoltre, è quello di formare e addestrare in maniera adeguata i suoi dipendenti. Tra gli altri obblighi, segnaliamo: permettere ai lavoratori di verificare che tutte le misure di protezione della salute siano applicate, eventualmente anche attraverso i rappresentanti dei lavoratori; non richiedere mai una prestazione lavorativa in una situazione in cui possa palesarsi una situazione di pericolo immediato o grave; consegnare ai rappresentanti dei lavoratori tutti i documenti relativi a questo ambito; fare tutto il possibile affinché le misure tecniche causino rischi all’ambiente esterno o mettano in pericolo la salute della popolazione, anche verificando periodicamente che l’assenza di rischio continui; in caso di infortuni sul lavoro, darne comunicazione all’Ipsema e all’Inail, per via telematica, entro 48 ore dal rilascio del certificato medico (la comunicazione è obbligatoria nel caso in cui l’infortunio provochi un’assenza superiore ai tre giorni). 

Sicurezza sui luoghi di lavoro: riunione periodica

Nelle unità produttive e nelle imprese in cui siano impiegate più di quindici persone, almeno una volta all’anno deve avere luogo una riunione, indetta dal datore di lavoro (in maniera diretta oppure indiretta, attraverso il servizio di prevenzione dei rischi) cui prendano parte il datore di lavoro stesso (o un suo delegato), il medico competente, il responsabile del servizio di protezione e i rappresentanti dei lavoratori. La riunione deve prendere in esame l’andamento delle malattie professionali, degli infortuni e della sorveglianza sanitaria, ma anche i documenti di valutazione dei rischi, l’efficacia dei sistemi di protezione individuale, le loro caratteristiche tecniche e i parametri con cui sono stati scelti, e infine i piani di formazione e informazione dei lavoratori e dei dirigenti.

Scopo di questa riunione periodica, inoltre, è quello di identificare obiettivi di miglioramento della situazione di sicurezza interna all’azienda, sulla base del sistema di gestione della sicurezza, e codici di buone prassi per impedire malattie professionali e infortuni. Questa riunione, inoltre, deve essere convocata ogni volta in cui si verifichino mutamenti delle situazioni di esposizione ai pericoli (per esempio l’introduzione, nell’unità produttiva, di tecnologie innovative che abbiano effetti sulla sicurezza dei lavoratori)

Vigilanza e controlli

Per quel che riguarda la vigilanza e i controlli sull’applicazione di tutte le normative relative alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro, essa è competenza dell’Asl, l’Azienda Sanitaria Locale del territorio, ed eventualmente del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco.

Diverso, invece, il discorso per i luoghi di lavoro delle forze di polizia, delle forze armate e degli stessi vigili del fuoco: in questo caso, infatti, la vigilanza spetta dai servizi tecnici e sanitari istituiti. Infine, per i lavoratori a bordo delle navi e in generale nei porti marittimi, la vigilanza è compito delle autorità portuali e degli uffici di sanità marittima.

Il contrasto al lavoro irregolare

Il Testo Unico, poi, sancisce anche tutte le disposizioni finalizzate a tutelare la sicurezza dei lavoratori anche contrastando il lavoro irregolare.

Anche grazie a eventuali segnalazioni provenienti dalle amministrazioni pubbliche, infatti, i diversi organi di vigilanza che fanno capo ai Ministeri delle Politiche Sociali, della Salute e del Lavoro hanno la possibilità di sospendere un’attività imprenditoriale che si renda protagonista di violazioni nel caso in cui utilizzi personale in nero (vale a dire non indicato nella documentazione obbligatoria) per almeno il 20% dei lavoratori presenti, oltre che per violazioni reiterate e gravi in materia di sicurezza sul posto di lavoro. Si parla di reiterazione se viene commessa una violazione simile a una violazione già compita nei cinque anni precedenti. La sospensione equivale, tra l’altro, all’interdizione alla partecipazione ad appalti e gare pubbliche, oltre che alla contrattazione con le amministrazioni pubbliche. Se il numero di lavoratori in nero è sotto il 50% del totale, l’interdizione dura tanto quanto la sospensione; se supera il 50% del totale, o se si verifica una violazione reiterata, l’interdizione dura il doppio della sospensione.

Il medico competente

Nel sistema di sicurezza sui luoghi di lavoro, un ruolo fondamentale è assegnato al medico competente, che ha l’obbligo di collaborare, oltre che con il servizio di prevenzione, anche con il datore di lavoro, per programmare la necessaria sorveglianza sanitaria, effettuare una valutazione dei rischi, predisporre tutte le misure atte a tutelare la salute (sia fisica che psicologica) dei lavoratori, informare i lavoratori stessi e gestire l’organizzazione del primo soccorso. 

Vai alla guida Il medico del lavoro

Sicurezza sul lavoro nell'appalto

Il testo Unico 81 regolamenta anche l’insieme degli obblighi relativi ai contratti di appalto.

Nel caso di affidamento di servizi, forniture o lavori a lavoratori autonomi interni all’azienda o a un’impresa appaltatrice, il datore di lavoro ha una serie di obblighi. Egli, infatti, deve fornire ai soggetti coinvolti tutte le informazioni utili per conoscere eventuali rischi derivanti dall’ambiente in cui lavorano – o lavoreranno – e quindi misure di emergenza e prevenzione che possano essere adottate; deve verificare che i lavoratori autonomi o le imprese appaltatrici dispongano dell’idoneità tecnica e professionale in relazione ai servizi e ai lavori da affidare loro. Occorre, pertanto, che acquisisca il certificato di registrazione alla Camera di Commercio e l’autocertificazione dell’impresa appaltatrice. Il datore di lavoro, inoltre, deve favorire la cooperazione tra le parti, redigendo un documento di valutazione degli eventuali rischi, suggerendo le misure e gli strumenti adottati per ridurre per quanto possibili i rischi derivanti da interferenze.

L’imprenditore committente, peraltro, risponde sia con l’appaltatore che con i subappaltatori – se presenti – di tutti i danni per cui i lavoratori dipendenti dell’appaltatore o dei subappaltatori non siano risarciti dall’Ipsema o dall’Inail. In più, all’interno dei contratti di subappalto singoli, occorre specificare i costi destinati alla sicurezza e al suo mantenimento.

Il costo della sicurezza

Gli enti aggiudicatori nelle gare di appalto devono tenere conto, nella considerazione dell’anomalia delle offerte, del valore economico, che deve essere sufficiente, e in ogni caso adeguato, rispetto sia al costo del lavoro che al costo della sicurezza. Quest’ultimo, in particolare, deve essere indicato in maniera specifica, ed essere equo rispetto alle caratteristiche delle forniture, dei servizi o dei lavori. È il Ministero del Lavoro, insieme con quello delle Politiche Sociali e quello della Salute, a sancire periodicamente il costo del lavoro, tenendo conto delle norme in ambito assistenziale e previdenziale, della contrattazione collettiva firmata dai sindacati, delle differenti zone territoriali e dei differenti settori merceologici.

La valutazione dei rischi

In materia di sicurezza sul lavoro, un aspetto senza dubbio importante regolamentato dal Testo Unico 81 è quello della valutazione dei rischi.

Essa riguarda, tra gli altri aspetti, la sistemazione degli ambienti di lavoro, la scelta dei preparati chimici e delle sostanze impiegate e l’utilizzo delle attrezzature di lavoro. In generale tale valutazione ha a che fare con tutti i rischi che potenzialmente potrebbero compromettere la salute e la sicurezza dei lavoratori, senza escludere nessun tipo di disagio, come per esempio lo stress derivante dal lavoro, e tanto meno le donne in stato di gravidanza. La valutazione dei rischi, da presentare sotto forma di relazione scritta, deve includere, tra l’altro, l’identificazione delle procedure da mettere in atto per realizzare misure riparatrici, e dei ruoli all’interno dell’organizzazione aziendale di chi deve provvedere a ciò: questo compito, naturalmente, può essere assegnato solo a soggetti dotati di poteri e competenze adeguate.

La valutazione, inoltre, si compone di una relazione sui criteri adottati per eseguirla, sull’individuazione delle misure di protezione già messe in atto, sia a livello individuale che collettivo e sull’indicazione del nome della persona responsabile del servizio di protezione, del nome del medico competente che ha preso parte alla valutazione e del rappresentante dei lavoratori. Il documento, poi, deve includere anche un’indicazione di tutte le mansioni che potrebbero esporre a rischi particolari i lavoratori, o perché presuppongono il contatto con sostanze particolari, o perché possono essere svolte dolo dopo un addestramento e una formazione specifici.

Il modello di gestione e organizzazione

Per garantire la sicurezza sul posto di lavoro è necessario adottare un modello di gestione e di organizzazione efficace, che esima dalla responsabilità delle società, delle persone giuridiche e delle associazioni. 

Esso deve garantire un sistema aziendale che adempia a tutti gli obblighi riguardanti le attività di formazione e informazione dei lavoratori, le attività di tipo organizzativo (come per esempio il primo soccorso, le emergenze, le riunioni periodiche di sicurezza, la gestione degli appalti e le consultazioni dei rappresentanti), le attività di valutazione dei rischi e di attuazione delle misure preventive, le attività di vigilanza e rispetto delle procedure di sicurezza, le attività di sorveglianza sanitaria, il rispetto dei parametri strutturali e tecnici relativi a impianti, attrezzature, agenti chimici e luoghi di lavoro. Il modello organizzativo, inoltre, deve prevedere un controllo sulla messa in atto del modello stesso, e sulla possibilità di mantenere le condizioni affinché esso possa mantenersi nel tempo.

Informazione e formazione ai lavoratori sulla sicurezza

Tutti i soggetti coinvolti nella sicurezza sui luoghi di lavoro sono da informare e formare con adeguato addestramento. 

Informazione ai lavoratori sulla sicurezza

Il datore di lavoro è tenuto a dare ai propri lavoratori tutte le informazioni adeguate relative alle procedure riguardanti l’evacuazione del posti di lavoro, la lotta anti-incendio e il primo soccorso; ai rischi dovuti alle attività dell’azienda, sia per la sicurezza che per la salute; ai nomi degli addetti e dei responsabili del servizio di prevenzione, e del medico competente; dei rischi cui sono esposti a seconda dell’attività che svolgono, alle disposizioni aziendali riguardanti le norme di sicurezza; a tutte le misure di protezione adottate; ai pericoli riguardanti l’uso di preparati e sostanze pericolose.

Nel caso in cui queste informazioni debbano essere comunicate a lavoratori stranieri, occorre prima verificare che la lingua sia compresa dagli stessi; in ogni caso, tutte queste comunicazioni devono essere comprensibili per tutti i lavoratori e permettere loro di acquisire le conoscenze necessarie. In particolare, è opportuno che i lavoratori siano competenti in materia di danni, rischi, protezione, prevenzione, diritti dei soggetti all’interno dell’azienda, assistenza, controllo, organi di vigilanza e organizzazione della prevenzione, e in particolare dei possibili danni connessi a un settore all’interno dell’azienda.

Formazione dei lavoratori sulla sicurezza

La formazione dei lavoratori su questo tema – unita, eventualmente, a un addestramento specifico, se richiesto – deve avvenire nel momento in cui si verificano un cambiamento di mansioni, un trasferimento, l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, l’introduzione di nuove sostanze, nuove tecnologie, nuove attrezzature o preparati pericolosi.

Tale formazione deve essere effettuata direttamente sul luogo di lavoro, da personale qualificato, e ripetuta periodicamente secondo l’insorgenza di nuovi pericoli. Anche i preposti e i dirigenti devono ricevere una formazione e un aggiornamento costanti a proposito dei loro compiti relativi alla sicurezza del lavoro, che riguardi, tra l’altro, la definizione dei valori di rischio, la valutazione dei rischi e tutti i soggetti coinvolti.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Resta infine da fare un cenno a un’altra figura cruciale del sistema di sicurezza sui luoghi di lavoro: il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori. Tale figura deve essere, a seconda dei casi, eletto o designato in ogni luogo di lavoro. Nelle unità produttive con più di 200 dipendenti, gli RLS devono essere due, mentre in quelle con più di 1.000 dipendenti devono essere sei.

A tale soggetto, tra i vari compiti, gli è affidato quello, cruciale, di promuovere l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione, formulare osservazioni, fare proposte, avvertire dei rischi individuati.  

Il Rls, inoltre, deve sottoporsi a un adeguato percorso di formazione. 

Vai alla guida Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Condividi
Seguici
Feedback


Newsletter f t in Rss