Shrinkflation, la tecnica di marketing che ha trovato spazio di recente e che riduce le quantità degli alimenti per mantenere prezzi invariati, non ha convinto gli esperti

Shrinkflation, la lente dell'Antitrust

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Arriva la lente del'Antitrust sul fenomeno dello "shrinkflation", quella tecnica di marketing attraverso cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni, mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati (vedi anche la guida Shrinkflation). Come chiarito dal direttore generale Giovanni Calabrò in audizione alla Commissione d'inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, l'Autorità per la tutela del consumatore «sta monitorando il fenomeno al fine di verificare se possa avere rilevanza ai fini dell'applicazione del Codice del Consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette».

Shrinkflation, il danno ai consumatori

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Il prezzo di un prodotto resta uguale (nella peggiore delle ipotesi aumenta di poco) ma quantità del prodotto nella stessa confezione è più piccola: ecco la shrinkflation. Si tratta di un espediente che sta portando alle aziende grandi guadagni, ma che danneggia le tasche dei consumatori. Questa modalità per mantenere prezzi invariati, non convince gli esperti, che stanno osservando un fenomeno denunciato da un'associazione dei consumatori. Per Calabrò «Non è la riduzione in sé della quantità di prodotto contenuta nella confezione, che potrebbe anche essere una decisione aziendale legittima, ma piuttosto la trasparenza di questa scelta nei confronti del consumatore. Ed in questa direzione la diminuzione della quantità di prodotto senza un'adeguata avvertenza sull'etichetta frontale, potrebbe essere ritenuta illegittima e a danno dei consumatori».

Shrinkflation, l'esposto dell'Uniconsum

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Un fenomeno sul quale l'allarme era stato lanciato dall'Unione Nazionale Consumatori (UNC), che o scorso 8 aprile aveva presentato un esposto. In particolare, in quel caso, ad accendere i riflettori erano state le colombe pasquali da 750 grammi, le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125, il caffè da 225 al posto di quello da 250 grammi, la pasta non nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il tè con 20 bustine invece di 25 e innumerevoli altri prodotti.


Foto: 123rf.com
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