La soluzione è un codice di autodisciplina che dovrebbe essere redatto direttamente dalle scuole

Scuola, le chat in pandemia

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Il lockdown ha cambiato il modo di comunicare anche a scuola. I collegamenti tra famiglie, presidi e professori corrono velocissimi sul filo delle cha. Una volta la circolare veniva scritta, letta integralmente nelle aule da un bidello e poi riportata alle famiglie. Oggi arriva con un clic. Adesso però, a fine emergenza, riflessione per darsi delle norme, un codice deontologico, non disciplinare.

Chat sì, ma solo in caso d'emergenza

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Le chat non dovranno sparire, ma solo essere usate in casi di emergenza. Come riporta il Sole 24 Ore, a riferirlo è Antonello Giannelli presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp), sulla base di un codice di autodisciplina redatto direttamente dalle scuole. Le chat di classe in questi giorni sono al centro di un ampio dibattito nel mondo della scuola, a scatenarlo sono stati i dirigenti scolastici dell'Anp di Roma favorevoli alla revisione del Codice deontologico e all'emanazione di un regolamento utile per le scuole di tutta Italia.

Codice di autodisciplina

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Il dato su cui si converge è che l'uso delle chat va bene, se non se ne fa un utilizzo distorto. Per il presidente serve capire che devono essere utilizzate in modo corretto e, per questo, è fondamentale la «formazione di tutti i soggetti coinvolti». Dunque«un eventuale codice di autodisciplina» dovrebbe essere redatto direttamente dalle scuole poichè «queste tecnologie sono di recente introduzione e non c'è ancora un patrimonio comune di comportamenti».



Foto: 123rf.com
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