I Cie, centri di identificazione ed espulsione, registrano una “cronica insufficienza”. Lo fa sapere la Cassazione attraverso un rinvio alla Corte di giustizia europea affinchè si pronunci sull'inottemperanza dello straniero all'ordine di allontanamento dal nostro paese. Nel rinviare la questione il Palazzaccio chiede la procedura d'urgenza in quanto le questioni sottoposte alla Corte di Lussemburgo riguardano la cronica insufficienza sul territorio nazionale di centri di identificazione ed espulsione. Tale situazione, si legge dalla ordinanza della Cassazione finisce “per aggravare ulteriormente le mancanze di certezze e garanzie per la posizione specifica dell'imputato”. Secondo la ricostruzione della vicenda, la Corte ha richiesto l'intervento della Corte di giustizia europea in seguito ad un procedimento a carico di un immigrato, arrestato perché non aveva ottemperato all'ordine del giudice di lasciare entro cinque giorni il territorio nazionale. Ma l'immigrato non aveva più volte ottemperato all'ordine di allontanamento: per questo motivo la Corte di Appello di Torino lo condannava a otto mesi di reclusione. Investita della questione, in seguito alla proposizione del ricorso da parte dell'immigrato, la Corte ha rinviato al questione alla Corte di Lussemburgo, precisando che la condanna dell'immigrato “potrebbe essere annullata soltanto se si ritenesse che le disposizioni del diritto interno, regolanti l'espulsione mediante intimazione e le conseguenze collegate alla condotta di inottemperanza a detta intimazione, sono incompatibili con il diritto dell'Unione europea, in particolare con la Direttiva 2008/115 CE”.
Palazzaccio rinvia a Corte Lussemburgo decisione su inottemperanza a ordine allontanamento
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