Censis: welfare a rischio con invecchiamento della popolazione. Nel 2010 5,4 mlioni di over 80
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Censis: welfare a rischio con invecchiamento della popolazione. Nel 2010 5,4 mlioni di over 80

Secondo quanto rende noto il Censis gli ultraottantenni nel 2030 saranno 5,4 milioni con un incremento rispetto ad oggi del 54%. Inevitabile non pensare allora al sistema del welfare specie se si pensa che il 68% degli italiani è preoccupato per il proprio reddito in vecchiaia. Secondo il Censis ben un italiano su tre si sente a rischio di povertà e solo una percentuale minoritaria ritiene che il sistema di welfare fornisca una copertura adeguata. Ciò che più preoccupa, si legge nel comunicato stampa dell'istituto di ricerca, è la condizione di futuri pensionati. "Il 28% degli italiani è molto preoccupato e il 40% abbastanza preoccupato per il fatto che il proprio reddito in vecchiaia sarà insufficiente a garantire un livello di vita dignitoso. I due dati sono superiori ai valori medi europei, pari rispettivamente al 20% per le persone molto preoccupate e al 34% per quelle abbastanza preoccupate" L'invecchiamento della popolazione certamente avrà il suo impatto sui futuri scenari sociali. Sempre nel 2030 "ci saranno 4 milioni di persone non attive in più a fronte di una diminuzione di 2 milioni di attivi". All'invecchiamento della popolazione - continua il censis - è poi "associato l'aumento delle malattie cronico-degenerative e delle disabilità, che richiederanno l'impegno di grandi risorse sul fronte assistenziale".

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Gli squilibri del sistema pensionistico. La sostenibilità del sistema pensionistico rimane l’altro nodo cruciale da affrontare per una rimodulazione del sistema di welfare. In Italia la spesa sociale è pari al 27,8% del Pil, in linea con la media europea (26,4%). Ma rispetto agli altri Paesi, in Italia la spesa previdenziale pesa in modo abnorme sulla spesa sociale complessiva. I 5.880 euro di spesa sociale pro-capite vengono assorbiti in gran parte dalla spesa pensionistica: 3.404 euro pro-capite nel nostro Paese, rispetto ai 3.087 euro della Germania e i 2.504 euro della media europea.

I limiti degli interventi di razionalizzazione e delle politiche dei tagli. L’andamento della spesa per il personale sanitario delle Regioni sta diminuendo (tra il 2000 e il 2009 è passata dal 36,8% al 33,1% della spesa sanitaria totale). Ma è difficile intervenire ulteriormente su questo fronte, considerando il rischio di caduta della qualità delle prestazioni rese e il ruolo di serbatoio occupazionale svolto dalle strutture sanitarie (un ospedale ha un valore sul territorio sotto il profilo occupazionale, oltre che una funzione di rassicurazione sociale, che va al di là della funzione strettamente sanitaria).

Riorganizzare il sistema di welfare. «Da anni discutiamo di ipotesi di riorganizzazione del sistema di welfare» - ha dichiarato Giuseppe De Rita, presidente del Censis. «A fronte di vistosi vuoti di copertura dell’impianto pubblico sanitario, socio-assistenziale ed educativo, il sistema ha continuato a tenere grazie a intrecci virtuosi che vedono in un ruolo di protagonismo le famiglie e le loro risorse private, il volontariato, le reti informali. Si è configurato in modo spontaneo un meccanismo di welfare mix. Sperimentazioni in Paesi a noi vicini ci appaiono a volte suggestive, ma sono convinto che vada cercata una nostra strada per l’individuazione di nuove politiche sociali che poggino su responsabilità condivise sia pubbliche che private».

Al via il progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali». È questo l’obiettivo del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali», che vede la collaborazione del Censis e di Unipol Gruppo Finanziario. «Vogliamo promuovere una riflessione sul welfare - ha detto Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol - che, a partire dalle attuali prospettive e dalla rilevazione dei reali bisogni delle famiglie, contribuisca a rimodulare un nuovo assetto delle politiche sociali, per rispondere al mutato contesto e alle nuove domande di tutela. Il Gruppo Unipol, per la sua lunga esperienza e la leadership riconosciuta nell’economia sociale, si propone come promotore di questo laboratorio di riflessione, nel quale sviluppare il dibattito e le proposte di strumenti nuovi e politiche attive in grado di rinnovare il settore delle tutele sociali».



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