Cassazione: si può sacrificare un animale per evitare un pericolo
Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: si può sacrificare un animale per evitare un pericolo

Nel caso in cui sussista un pericolo imminente non è reato uccidere unanimale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha così assolto un 30enne di Salò che aveva ucciso un pastore tedesco per evitare che sua moglie e il suo cane venissero aggrediti. Come ricostruisce la corte, l'uomo aveva agito per respingere l'attacco di un pastore tedesco che stava per aggredire il suo cagnolino e paventando ceh potesse aggredire anche sua moglie aveva preso un fucile ed aveva ucciso l'animale. Il caso finiva in Tribunale dove si era ipotizzato il reato previsto e punito dall'art. 638 c.p. che punisce l'uccisione di animali. Condannato dai giudici di merito il caso finiva in cassazione dove la difesa faceva notare come il ragazzo, nella concitazione del momento e nella paura che il grosso cane potesse aggredire la moglie e il suo cagnolino, aveva sparato agendo "in stato di necessita'". La Corte (Seconda sezione penale, sentenza n.43722/2010) ha annullato la condanna facendo notare che "nel concetto di necessita' e' compreso non solo lo stato di necessita' vero e proprio ma anche ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento dell'animale per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai beni, quando tale danno l'agente ritiene altrimenti inevitabile".

Altre informazioni su questa sentenza

Nel caso esaminato dalal Corte gli Ermellini fanno notare che in quel caso c'era una "situazione di pericolo imminente sia per il cagnolino gia' aggredito dal pastore tedesco e sia per la moglie dello stesso imputato, intervenuta sul posto e che, verosimilmente correva il rischio di essere coinvolta nella manifesta aggressivita' del cane pastore". Commentanto questa sentenza il presidente nazionale l'Empa ha dichiarato: "la sentenza amareggia perche' rischia di aprire la strada a quello che in termini umani si configura come eccesso di legittima difesa; ma amareggia soprattutto perche' sembra affidare il potere di vita o di morte su un animale a valutazioni prettamente soggettive". "Il rischio evidente e' che, data la differenza di codici linguistico-comportamentali tra uomini e animali, qualcuno, sia pure in buona fede, possa scambiare per un pericolo imminente quello che in realta' e' un semplice atteggiamento difensivo dell'animale. Ma c'e' anche un ulteriore pericolo. Che questo eccesso di legittima difesa sia invocato a sproposito e in malafede per giustificare eventuali atti criminali contro gli animali, specie nel caso in cui non vi dovessero essere testimoni del fatto".


Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi