In un documento comune sul fisco con cui si e' chiuso anche il quinto tavolo di confronto tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil finalizzato a disegnare un nuovo patto sociale per il rilancio dell'economia, le parti sociali hanno evidenziato quelle che considerno le principali priorità.
Nel documento si parla di un aumento delle detrazioni da lavoro dipendente, della revisione delle alquote Irpef, della riduzione dell'Irap, della detassazione dei premi di risultato e degli utili
reinvestiti.
Si ipotizza anche un bonus per ogni figlio, da legare al reddito, che sostituisca gli attuali assegni familiari.
Le parti sociali concordano inoltre sulla necessità di intensificare la lotta
all'evasione per finanziare un nuovo 'fisco per la crescita'.
Prosegue così il percorso comune che ha già portato alla formazione di quattro documenti
condivisi sulle emergenze sociali, il Mezzogiorno, la semplificazione, la ricerca e innovazione.
Restano ancora aperti gli ultimi due tavoli: quello sulla "spesa pubblica ed
i costi della politica" e quello, considerato il vero passaggio
cruciale per il futuro della crescita del paese, sulla produttivita'.
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I lavori dunque proseguono e dovrebbero concludersi entro il mese di Dicembre.
La lotta all'evasione fiscale, dunque, è il primo grande obiettivo
da portare avanti; una battaglia che "puo' unire tutte le forze
politiche, sociali ed economiche del Paese" e che rappresenta anche
una "battaglia per la democrazia" perche' "non c'e' vera democrazia
senza democrazia fiscale", si legge nel documento che ribadisce, come
premessa importante, la necessita' di "introdurre meccanismi che
garantiscano la destinazione del recupero dell'evasione
prioritariamente alla riduzione del prelievo fiscale".
Sei le strategie antievasione da supportare:
dall'uso piu' efficace degli strumenti informatici all'inserimento di
meccanismi di tutoraggio con sanzioni per chi evade e 'premi' per chi
adempie, a cominciare dalla 'patente' di affidabilita' fiscale alle
imprese in regola. E ancora: dalle misure di contrasto di interessi
'compratore/venditore' all'impiego del redditometro fino
all'introduzione di limiti legali all'uso del denaro contante
"favorendo" il ricorso a strumenti di pagamento tracciabili. Ma
Confindustria e sindacati guardano soprattutto a lavoratori,
pensionati e imprese, proponendo ricette snelle per assicurare
ossigeno e incrementare consumi e investimenti.
Serve infatti passare, dicono le parti sociali, "da un fisco
dell'emergenza ad un fisco per la crescita ripensando ai modelli di
tassazione di persone, cose e imprese". Per i primi dunque si chiede
un aumento delle detrazioni da lavoro dipendente e da pensione e
l'equiparazione della 'no tax area' fra lavoratori dipendenti e
pensionati; la revisione delle aliquote Irpef con una riduzione almeno
della prima aliquota (23%) e la previsione di una 'imposta negativa'
per gli incapienti.
Il sostegno alla famiglia, invece, andrebbe assicurato, per le
parti sociali, attraverso uno strumento di sostegno unico per le
famiglie con figli con il riconoscimento di un bonus, legato al
reddito, per ogni figlio; una politica di sostegno della non
autosufficienza ed una politica fiscale che favorisca la
partecipazione femminile e giovanile al mercato del lavoro. Per
imprese e occupazione, invece, prosegue il documento, occorre
proseguire lungo la strada di una deduzione generalizzata di quote del
costo del lavoro dalla base imponibile Irap e valutare la possibilita'
di prevedere la graduale deduzione dell'Irap dal reddito d'impresa.
E ancora: serve rendere strutturali gli attuali
meccanismi di detassazione e di decontribuzione dei premi di risultato
erogati tramite la contrattazione aziendale o territoriale; prevedere
una detassazione strutturale degli utili reinvestiti e degli apporti
di nuovi capitale; ed estendere la facolta' di compensare i debiti
tributari e previdenziali con i crediti vantati nei confronti della
P.a.
Il documento infine accoglie ma solo 'parzialmente' l'idea, piu'
volte enunciata anche dal govenro, di passare ad una tassazione dalle
persone alle cose legandola comunque ad un quadro piu' ampio in cui
trovi posto anche la revisione della tassazione sui redditi di natura
finanziaria. "Occorre ipotizzare un graduale e parziale spostamento
della pressione fiscale dalle persone alle cose, e dunque dai redditi
personali ai consumi e/o al patrimonio", si legge.
Lo spostamento infatti, "giustificato da ragioni di efficienza
ed equita', deve evitare di penalizzare il consumo di beni di prima
necessita' e gli investimenti produttivi" rilanciando invece il
contrasto all'evasione dell'Iva. E' in questo ambito, dunque, conclude
il documento comune, "che appare opportuno rivedere e uniformare, in
coerenza cone le politiche europee e tenendo conto dell'assetto negli
altri paesi Ue, la tassazione sui redditi di natura finanziaria,
tutelando il risparmio previdenziale".