Il Presidente del Consiglio nazionale forense Guido Apla durante un intervento al convegno 'Le donne nelle professioni legali di domani' organizzato dal Consiglio superiore della magistratura ha ricordato che "come tutti concordano,
l'acquisizione delle pari opportunita' delle donne nell'ambito delle
professioni legali e', innanzitutto, un fatto culturale". Proprio per questo spiega Alpa "il Cnf ha istituito in questa ultima consiliatura, una commissione ad hoc per
studiare il problema e per assumere le iniziative piu' adeguate'.
Alpa ritiene che la promozione culturale "costituisce solo
l'avvio delle iniziative necessarie' che potranno partire dai
risultati di una recente ricerca (promossa dal Cnf e Aiga e affidata al Censis) che ha evidenziato un dato significativo: le studentesse di giurisprudenza e le laureate sono in numero superiore rispetto ai colleghi maschi.
Una volta intrapresa la carriera di avvocato però, sono gli uomini a farsi strada con maggiore facilità.
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Il 67,7% delle professioniste ritiene che nell'ambito
dell'avvocatura non esistano pari opportunita'. Le professioniste intervistate sono convinte che nell'avvocatura siano impiegate poche donne (91,1%) e che per loro esistano forme di discriminazioni (88,8%).
Ammettono anche che i figli e la famiglia possono essere un ostacolo
alla carriera (58,9%) ma per avere successo serve una formazione
adeguata (46,3%, contro il 28,8% degli uomini) piuttosto che tanto
tempo a disposizione (necessario solo per il 18,4%, contro il 30%
degli uomini).
Le avvocatesse vengono contattate dalla
clientela per questioni che hanno a che fare con la famiglia e i
minori (68,5%), con la proprieta'/locazioni e condomini (55,2%), con
la contrattualistica (52,1%), l'infortunistica (50,25%) o le
esecuzioni (46,5%). Al contrario, un numero esiguo risulta coinvolto
per quanto riguarda i reati societari (2,6%), i reati contro o i
conflitti con la pubblica amministrazione (rispettivamente il 3,8% e
l'8,2%), le questioni bancarie (8%) e le societa' in generale (12%).
Piu' consistente, ma sempre piuttosto ridotta, la percentuale delle
donne avvocato che si occupano di fallimenti (17,1%), di reati contro
la persona (18,1%) o di lavoro (27,9%).
''Si vede - spiega Alpa - che la materia praticate sono ancora in un certo senso
viziate dal pregiudizio della minore preparazione tecnica o dalla
maggiore sensibilita' per temi considerati di natura femminile. [...] 'La disparita' di trattamento rispetto ai colleghi
maschi passa anche attraverso una marcata asimmetria nelle
retribuzioni. Sono infatti addirittura l'85,7% (ma si arriva a una
percentuale dell'87% nel caso delle sposate, dell'88,5% nel caso delle
associate e del 90,6% nel caso delle professioniste che esercitano
nell'Italia centrale) le donne avvocato intervistate che denunciano
una capacita' di guadagno nettamente differente (e in generale
inferiore) rispetto agli uomini. Il fattore che piu' contribuisce a
rendere critica la condizione professionale dell'avvocatura viene
individuato dalla maggioranza delle intervistate (56,7%) nel 'numero
crescente dei colleghi'''.
L'insufficienza o la mancanza di risorse materiali, continua,
''puo' essere poi di impedimento per una professionista, sia pure
preparata e motivata, a svolgere, se non addirittura ad avviare, la
sua attivita'. Cosi' al secondo posto della graduatoria dei fattori
che rendono critica la condizione professionale dell'avvocatura si
trova 'la difficolta' a far crescere lo studio' (lo afferma il 32,7%
delle intervistate) o, al quinto, 'la difficolta' di aprire uno
studio' (15,5%)''. La parita' nel mondo forense, conclude Alpa, ''non
e' ancora raggiunta''.