Cassazione: pennichella sul posto di lavoro? Non è giusta causa di licenziamento
Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: pennichella sul posto di lavoro? Non è giusta causa di licenziamento

L'abitudine di schiacciare un pisolino fa di certo bene alla salute ma se la pennichella viene fatta sul posto di lavoro? Per la Cassazione non si è passibili di licenziamento per "giusta causa" a patto che si tratti di un episodio sporadico. Con la sentenza 6437/2010 la sezione Lavoro della suprema Corte ha accolto il ricorso di una guardia giurata che era stata licenziata dalla società di vigilanza per cui lavorava giacchè "si addormentava in servizio". Sia ben chiaro, la Cassazione non esclude la possibilità di un provvedimento anche severo nei confronti di chi si addormenta sul posto di lavoro ma, il licenziamento appare una misura eccessiva. La Corte ricorda che "il licenziamento motivato da una condotta colposa o comunque manchevole del lavoratore, indipendentemente anche dalla sua inclusione o meno tra le misure disciplinari della specifica disciplina del rapporto, deve essere considerato di natura disciplinare e, quindi, deve essere assoggettato alle garanzie dettate in favore del lavoratore".

Altre informazioni su questa sentenza

Il licenziamento della guardia giurata risale al 2001 mentre il giudice del lavoro del Tribunale del Lavoro di Verona ordinava la reintegra del dipendente sulla base del fatto che la societa', per motivare la 'giusta causa', aveva richiamato una recidiva nell'addormentarsi in servizio con riferimento ad un episodio del 3 novembre 2000 mai contestato prima. Poi in appello era arrivato il licenziamento in tronco. Ora la Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore e ha evidenziato che "la sentenza impugnata, qualificando il licenziamento come per 'giusta causa' ma non come 'licenziamento disciplinare', e ritenendo superfluo esaminare se fossero state o meno scrupolosamente rispettate le procedure in tema di licenziamento disciplinare, ha disatteso il principio" per cui il lavoratore ha diritto a "garanzie". Sara' ora la Corte d'appello di Brescia a rivedere il caso della guardia giurata.


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