Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: l'automobilista non è tenuto a prevedere le imprudenze altrui

Convalidando l'assoluzione di un automobilista che in primo grado era stato condannato per lesioni personali avendo investito una donna che, alla guida di un motorino, lo aveva superato a destra tagliandogli la strada, la Corte di Cassazione ha fatto presente che sulla strada ci sono 'troppe condotte imprudenti' e che per questo non si può pretendere da un automobilista di prevedere anche la condotta indisciplinata altrui. Nella sentenza (n. 46741/2009) la quarta sezione penale spiega che chi e' al volante deve potersi affidare agli altri un po' come un medic oche lavora in equipe. Diversamente, spiega Piazza Cavour, non solo si arriverebbe a soluzioni irrealistiche ma si 'condurrebbe a risultati non conformi al principio di personalita' della responsabilita', prescrivendo obblighi talvolta inesigibili e votando l'utente della strada al destino del colpevole per definizione o, se si vuole, del capro espiatorio'. Inizialmente il Tribunale di Ancona aveva ritenuto che l'automobilista avrebbe dovuto prevedere anche una manovra irregolare della conducente del ciclomotore. Ora la Corte ha invece assolto l'automobilista sottolineato come 'non puo' esercitare un'influenza contraria il fatto che gli altrui comportamenti imprudenti siano tanto gravi quanto diffusi'. Un ragionamento del genere, secondo Piazza Cavour 'condurrebbe ad un effetto paradossale: quello di svuotare la forza cogente della disciplina positiva e di generare un patologico affidamento inverso da parte dell'agente indisciplinato sull'altrui attenzione anche nel prevedere le proprie audaci intemperanze comportamentali'.

Altre informazioni su questa sentenza

L'automobilista - spiega la Corte - deve comportarsi un po' come il medico che lavora in equipe. Questi ''non puo' isolarsi del tutto nel suo compito ma deve altresi' considerare e valutare l'attivita' dei colleghi''. Non che la situazione sia la stessa di una sala operatoria, riconoscono gli ermellini, ma il paragone serve per far dire che anche per strada il buon senso suggerisce che ci si debba rimettere al ''principio di affidamento''. Del resto ''le esigenze della vita di relazione e di personalizzazione della responsabilita' ridimensionano il pervasivo dovere di prevedere sempre e comunque le altrui condotte irregolari''. Assolvendo l'automobilista, la Cassazione ha convalidato la decisione della Corte d'Appello, evidenziato che lo stesso ha agito ''con la doverosa cautela'', la ciclomotorista, ''al contrario non solo sorpassava scorrettamente sulla destra la colonna ferma ma ometteva di fermarsi o rallentare in un contesto in cui tutto lasciava presagire una manovra del tipo di quella posta in essere dall'automobilista''. Da qui il rigetto del ricorso della conducente del ciclomotore che insisteva per ottenere il risarcimento dei danni sulla base del fatto che ''nelle strade congestionate dei centri cittadini il sorpasso da destra e' meno difficile e pericoloso''.


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