Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: parole fuori luogo? In ufficio si possono comprendere

Un dipendente che si lascia scappare qualche parola di troppo in uno scatto d'ira non può essere licenziato. Poco importa che si tratti di parole volgari perchè secondo Piazza Cavour un simile comportamento di può comprendere come momentaneo stato di esasperazione. A riabilitare l'impiegato cafone è la sezione lavoro della Corte che (sentenza 23289/2009) ha chiarito come gli stati d'ira temporanea e le parole fuori luogo rivolte ad un collega non ledono 'il rapporto fiduciariocon l'azienda'. Per questo non si può ipotizzare un licenziamenteo per per giusta causa. Sulla scorta di tale motivazione la Corte ha respinto il ricorso di una azienda che si era opposta al reintegro di un lavoratore che era stato licenziato dopo che in presenza di tre colleghi si era rivolto al consigliere aziendale con male parole e lanciandogli una cornetta del telefono. Dopo il licenziamento l'impiegato era stato reintegrato con una decisione della Corte d'Appello. L'azienda in cassazione aveva sostenuto la 'giusta causa' del licenziamento.

Altre informazioni su questa sentenza

Respingendo il ricorso la Corte ha evidenziato che ''dopo aver esaminato le deposizioni degli impiegati presenti al fatto e del consigliere offeso, escluso che il tenore della frase pronunciata da Giusto T. potesse assumere una valenza ingiuriosa, e rilevato che il lancio della cornetta non aveva il contenuto di violenza o di minaccia nei confronti di un collega ma era da ascriversi al momentaneo stato di esasperazione, il comportamento addebitabile al lavoratore pur se riprovevole per i suoi connotati di volgarita' e inurbanita', non era comunque tale da giustificare una sanzione espulsiva''. Il comportamento dell'impiegato 'cafone', rilevano ancora gli 'ermellini', ''non e' idoneo ad incrinare il vincolo fiduciario, ne' a pregiudicare irrimediabilmente l'affidamento del datore di lavoro sul futuro corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro''. Quanto all'insistenza dell'azienda nel volere licenziare il dipendente, la Cassazione sottolinea che ''l'inter logico argomentativo che sorregge la decisione e' chiaramente individuabile e non presenta alcun profilo di manifesta illogicita'''.


Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi