Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: giro di vite contro gli insulti e le offese in politica

Licenza di offendere in politica? Niente affatto. Dalla Cassazione arriva lo stop a offese e insulti che rischiano di portare al degrado. La Corte ora ha detto basta alla modalità di fare politica attraverso urla ed improperi. Secondo gli Ermellini 'liberalizzare' un linguaggio offensivo in favore di chi fa politica rischia di portare ad una 'concezione degradante della gestione dei pubblici poteri in cui i rappresentanti della democrazia rappresentativa potrebbero esprimere le proprie opinioni con strumenti vietati dalla legge, invocando un trattamento di favore, una inammissibile disuguaglianza davanti alla legge'. E sulla base di questo principio la quinta sezione penale della Corte (sentenza 31096/2009) ha confermato una condanna a 300 euro di multa, oltre al risarcimento dei danni, nei confronti di un politico che nel corso di una seduta aveva dato del 'cretino' a un suo avversario. Dopo la condanna dei giudici di merito il caso è finito in Cassazione dove l'imputato ha inutilmente sostenuto che il linguaggio utilizzato 'rientra ormai nel linguaggio polemico in uso dai partecipanti alla competizione politica'. La suporema Corte ha respinto il ricorso ruilevando che 'l'esercizio del diritto al dissenso in un'assemblea di democrazia rappresentativa non puo' essere considerato fatto ingiusto, legittimante nei soggetti politici contestati uno stato d'ira che possa attenuare la gravita' di una violazione di legge'. E questo perche' 'in campo politico lo stato d'ira equivale a stato di intolleranza ma perche' nella dialettica politica, ai livelli alti e meno alti, il fastidio creato dalla critica e dalla diversita' del contendente e' un prezzo che in democrazia va pagato per intero, senza sconti'.

Altre informnazioni su questa sentenza

I giudici della Corte dunque si appellano allo Stato affinche' nei confronti dei politici ''inadempienti'' non vengano ''fatte riduzioni nell'applicare le sanzioni''. Seguendo questo ragionamento, la Cassazione ha inoltre confermato la stessa condanna per ingiuria a 300 euro di multa nei confronti di un altro consigliere comunale [...] reo di aver accusato altro consigliere di avere ''trafugato degli atti al Comune''. In definitiva la Cassazione mette in chiaro che ''non appare convincente la tesi sull'esistenza nella nostra democrazia di una superiore area (il confronto politico) in cui si sarebbe sedimentata, grazie ad un lessico fatto di ingiurie reciproche una sorta di desensibilizzazione ai termini offensivi, che perderebbero, per consuetudine, rilevanza penale innanzitutto per gli argomenti gia' espressi in ordine all'intera cittadinanza''. Accettare, infatti, una politica fatta di insulti significherebbe invocare per i politici un ''trattamento di favore'', una ''inamissibile disuguaglianza'', dice la Suprema Corte, ''davanti alla legge''.


Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi