Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: tra politici ci si può dare del “rimbambito”

Un uomo pubblico deve essere disposto a tollerare anche le critiche più dure e colorite. E' quanto emerge da una decisione della Corte di Cassazione che ha dato il via libera alle offese tra politici. Secondo la Corte è possibile utilizzare alcune espressioni che normalmente vanno considerate offensive, come quella del dare del “rimbambito”, se pronunciate nell'ambito delle polemiche tra contrapposte posizioni politiche. In tale contesto infatti certe espressioni diventano lecite e perdono la loro tipica connotazione offensiva. Questo dipende dal fatto che, scrive la Corte, "l'uomo pubblico e' esposto a forme di critica, anche dure, a causa dell'interesse delle sue azioni suscitano nei cittadini". Sulla scorta di questo principio la quinta Sezione penale ha accolto il ricorso di un Sindaco che era finito sotto processo per ingiuria per essersi rivolto ad un consigliere d'opposizione durante un Consiglio comunale dicendogli "ho dimenticato per un attimo che lei e' il solito rimbambito". Assolto in primo grado ma condannato dalla Corte d'appello la Corte ha ora emesso il verdetto definitivo. Nella sentenza (38747/2008) Piazza Cavour ha rilevato che nel caso in questione "si sia trattato della manifestazione, con toni indubbiamente forti, di una critica all'iniziativa politica del consigliere d'opposizione verificatasi all'interno di una discussione nell'ambito del Consiglio comunale, con l'utilizzo di una espressione che non aveva superato il livello della continenza tipico della polemica politica".

Altre informazioni su questa sentenza

Al riguardo i supremi giudici ricordano che il linguaggio che viene utilizzato durante gli scontri politici "puo' assumere toni piu'pungenti ed incisivi rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti tra privati cosi' che espressioni che, in quanto riferite a personali connotazioni intellettuali potrebbero essere ritenute offensive se utilizzate in ambiti diversi, perdono una tale connotazione se utilizzate nell'ambito della polemica". Nel ricostruire nel dettaglio la vicenda la Corte ricorda che il fatto risale al mese di marzo del 99 quando fu convocata una riunione del Consiglio comunale di Castelnuovo Magra per esprimere la posizione dell'amministrazione locale in relazione alle questioni sulla guerra del Kosovo. Il sindaco aveva sospeso la seduta del Consiglio per trovare insieme alle forze politiche un testo di delibera che potesse rappresentare le posizioni di tutti sulla questione. Ne era scaturito un documento unitario che era stato osteggiato da un esponente del partito di opposizione che aveva presentato un documento di diverso tenore. Ecco perche' il sindaco aveva dato del 'rimbambito' all'esponente di opposizione che aveva impedito di giungere ad una posizione unitaria su un tema di interesse internazionale. Contro il risarcimento cui e' stato condannato in appello il sindaco ha fatto ricorso con successo in Cassazione sostenendo di avere esercitato il diritto di critica.


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